E' decisamente tempo di aggiornare l'Elogio Tour.
Queste le prossime date.
Sono in viaggio io e sono in viaggio i lettori. In questi giorni ho fatto tappa a Las Vegas e Praga. La settimana prossima sarò in giro per la mia nuova esperienza televisiva e proprio per questo non è escluso che dovrò saltare il Vinitaly (e manifestazioni alternative: sob sigh mumble).
Rieccomi qua, dopo ennesima lunga assenza (motivata, ve lo giuro).
Chi mi conoscesse solo per la lettura di questo blog, potrebbe avere un'idea un po' distorta (ma non così inventata) della mia vita, immaginandomi tutto il giorno perso tra ristoranti, vini e leccornie varie. Nella realtà faccio molte altre cose: scrivo, leggo, corro (Test di Cooper tre volte alla settimana, mica siam qui a pettinare le bambole, noi), cucino, litigo sul tennis (giocandolo e scrivendone). Insomma, sono un eclettico.
Ogni tanto - spesso - mi capita di viaggiare per lavoro.
Due giorni fa è avvenuto l'incontro che aspettavo. Elogio ha una dedica strana, che Franco Ziliani aveva notato subito: "A Gil Grissom Tomas Gideon, Gregory House".
Ebbene, mercoledì ho finalmente intervistato Gil Grissom, cioè William Louis Petersen, il grande protagonista di Manhunter e Vivere e morire a Los Angeles. Persona affabile, educata, colta.
Ero emozionato come un bimbo, ho sfoderato il mio meraviglioso anglo-aretino e la cosa miracolosa è che mi ha capito. L'intervista uscirà sulla Stampa in questi giorni, in esclusiva nazionale. Uno dei momenti più belli della mia "carriera".
Adoro letteralmente Grissom, è un insostituibile compagno di viaggi da ormai otto anni. La moglie di Petersen ha origini e parenti italiani, da queste parti vengono almeno una volta l'anno, ci siamo salutati con l'idea di prendere un caffé insieme (un vino, casomai). Non accadrà mai, ma è stato bello parlargli e fargli sapere della mia strana dedica in Elogio, di fatto in suo onore.
Di questo si vive, e di tant'altro ancora (come canta un amico nostro).
A proposito di viaggi, da domani a tutto mercoledì sarò fuori Italia, con mia moglie Linda (il cane, ahinoi, tocca lasciarlo a casa: e non è facile, mannaggia). Sarà una vacanza di lavoro, ma coglierò l'occasione per portarmi dietro le bozze del nuovo libro, che uscirà - rullo di tamburi - tra un mese esatto (uh!).
Mi attendono settimane, mesi intensi. Tra aprile e maggio varerò una collaborazione televisiva (su scala nazionale), della durata di due mesi, sulla quale per ora non sciolgo la riserva.
A maggio farò anche due presentazioni di Elogio (sempre nel padovano, là mi vogliono bene) e presenzierò alla nuova annata del Rossese di Dolceacqua con Paolo Massobrio. A fine maggio farò di tutto per essere alle 2 giornate del Pinot Nero ad Egna, come un anno fa (nel libro ne parlo, la verticale di Gottardi fu indimenticabile).
Al mio ritorno vi darò le date esatte, lo prometto solennemente. E sempre al mio ritorno, vi racconterò - con tanto di recensioni - della splendida cena-degustazione al Pane e Vino di Cortona con Isole e Olena, avvenuta giovedì scorso.
Brindo a voi con un Basilisco 2001 di Michele Cutolo (****+), splendida espressione di Aglianico del Vulture (uno dei miei vini preferiti, è cosa nota), che ieri sera ha allietato la mia cena.
Auguri, e grazie per tutto (menzion d'onore a Massimo Garlando e Lello Volta: loro sanno perché). Continuate a scrivermi lettere bellissime, me le leggo tutte e me le tengo strette. Virgole comprese. Obrigado.
P.S. Piccola dritta ai naviganti di questo blog: chi volesse sapere qual è l'argomento (spinosissimo) del mio nuovo libro, sempre per Mondadori, compri la prossima settimana Panorama e in particolare l'allegato mensile First...

Ogni tanto organizzo qualche cena regionale con gli amici. Ognuno si prende una regione, cucina piatti di quella zona e io porto i vini (sempre della zona, of course).
Ieri ho fatto una cena ligure a casa mia. Frisceu di borragine e rucola come antipasto (sono delle frittelline con uova, farina ed erbe), poi trofie al pesto ligure, quindi tonno alla genovese con funghi, cipolla, prezzemolo, acciughe e vino bianco. Per l'occasione ho cucinato anche la classica farinata di ceci e una focaccia alle olive taggiasche (la focaccia ligure ha per caratteristiche la lunga lievitazione e la presenza di vino bianco nell'impasto).
Abbiamo aperto alcuni vini importanti.
La Liguria è terra principalmente di bianchi (vermentino, bosco, albarola, pigato, bianchetta genovese), ma ci prova anche con i rossi (granaccia, dolcetto di Ormeasco, rossese di Dolceacqua). Le fregature sono sempre dietro l'angolo.
Ecco le mie valutazioni (non sempre positive).
Riviera Ligure di Ponente Pigato Costa de Vigne 2006 - Alessandri ***+
Il Pigato più celebrato d'Italia, prezzo sui 10 euro (andanti) in enoteca. Ai corsi Ais ti insegnano che il Pigato (la cui produzione è contenutissima e dà il meglio in alcune zone dell'Imperiese) si caratterizza per i sentori di timo. Massimo Alessandri opera a Ranzo (Imperia). Il Costa de Vigne ("Veggie") è giallo paglierino non troppo intenso, naso di salvia e finestra (lo "pneumatico" della guida Duemilavini non l'ho sentito). Fresco e decisamente sapido. Il Pigato è un bianco mai troppo ambizioso. Questa ne è espressione decisamente ispirata.
Colli di Luni Vermentino Boboli 2006 - Giacomelli **++
Il Vermentino ligure più famoso e lodato dalle guide. Sedici euro in enoteca. E' fatto dai cru di Castelnuovo Magra (La Spezia). Per me è stata una parziale delusione. Vino con poca anima e poca personalità, perfetto tecnicamente ma che "si ferma lì". Bello al colore, giallo paglierino con riflessi oro. Al naso non ho trovato una complessità così spiccata (pompelmo, menta). Buon corpo, non appagante né in freschezza né in sapidità. Finale un po' troppo morbido e aromatico, come non si dovrebbe confare al Vermentino (che non è un Traminer).
Carlaz 2006 - Prima Terra ***++
Il Vermentino in purezza di Walter De Batté, il "mito" dei vinificatori naturali liguri. Il Carlaz è un vino da tavola per motivazioni geografiche, non rientrando nella mappa della Doc Colli di Luni. Le vigne si trovano nella piana di Luni e sulle colline carraresi, alle pendici delle Alpi Apuane. Produzione limitata (1200 bottiglie), prezzo impegnativo (22 euro). Breve macerazione di 2 giorni sulle bucce, poi affinato sui lieviti in caratelli. L'ho trovato dall'amico Arnaldo Rossi della Taverna Pane e Vino di Cortona, lui è stato da De Batté rimanendo molto colpito anche dalla vinificazione eroica (le sue piccole vigne sulle Cinque Terre sono difficilmente raggiungibili, scoscese). De Batté è noto principalmente per la sua versione strepitosa (rarissima e carissima) di Sciacchetrà, oltre che per il Cinque Terre. Mi incuriosisce molto la sua Granaccia in purezza (che ho in cantina). Questo Carlaz è un Vermentino senza mediazioni, di straordinaria sapidità, letteralmente salato e "violentemente" salmastro. Secondo De Batté "il vermentino vero ha questo sapore". Degustandolo si sente il mare. Lui consiglia di berlo a 15 gradi in calici ampi, io sono d'accordo sui calici ma abbasserei un po' la temperatura di servizio. Un vino da provare per capire la differenza, partendo dallo stesso vitigno, tra un vino "tecnico" (Boboli) e uno "naturale" (questo). Va da sè, poi, che potrebbe piacervi di più il primo.
Ormeasco di Pornassio 2005 - Lorenzo Ramò **
Anche i liguri hanno il loro Dolcetto, detto appunto di Ormeasco (da Ormea, era da lì che passava la commercializzazione di queste uve). E' un Dolcetto senza pretese e un po' "sfigato", a raspo verde, che poco ha a che vedere con quelli piemontesi. E' un Dolcetto "di montagna", trova il suo habitat ideale nella valle Arroscia fino a 700-800 metri slm, meglio ancora in terreni che sentono il mare. Viene vinificato anche come rosato, nella versione Sciac-trà (che nulla c'entra con lo Sciacchetrà e vuol dire "schiaccia e trai"). Questa bottiglia la trovai in un negozio "per turisti" a Sanremo. Parzialmente ridotto al naso e con un po' di "fondo". Poco intenso, poco complesso, non troppo fine. Classico finale leggermente ammandorlato (tipico dei Dolcetto). Serbevole, ma siamo appena sopra lo stereotipo del vino contadino. Non ignoro che non ho certo degustato la migliore espressione di questo vitigno. Rimedierò.
Cinqueterre Sciacchetrà Giumin 2003 - Riccardo Arrigoni *+
Lo Sciacchetrà, al suo massimo, è forse il migliore vino dolce italiano con il Picolit. Ha due difetti (gli stessi del Picolit): è raro e costa un mutuo. Una bottiglia come si deve di Sciacchetrà (da 0,375 lt) non la trovi a meno di 50 euro. Questo costava - poco - meno (l'ho comprato nel solito negozio "per turisti" di cui sopra), ma c'era un motivo: stucchevole, zuccheroso, senza un briciolo di eleganza. Un Vinsanto ligure venuto malino. La prossima volta, giuro, faccio un leasing e compro lo Sciacchetrà di De Batté.
Emidio Pepe è uno dei produttori biodinamici (Triple A, Disciplinare Renaissance Italia) più noti della penisola. E' celebre in particolare per le sue versioni di Trebbiano d'Abruzzo, Cerasuolo e (soprattutto) Montepulciano d'Abruzzo.
Lo si cita spesso come esempio di vino biodinamico "estremo", a partire dai profumi non sempre gradevoli. Poiché la pigiatura viene fatta con i piedi, la battuta più scontata - e bruttina - è che poi al naso "si sente" (nella realtà la pigiatura coi piedi è solo per le uve bianche; per le uve rosse si fa la diraspapigiatura a mano)
Ho assaggiato dei Montepulciano d'Abruzzo Pepe gradevoli e altri no. Il fatto che sia un vino naturale non giustifica, di per sé, risultati olfattivi palesemente "sbagliati".
Due settimane fa ho bevuto (anzi provato a bere) con alcuni amici un Montepulciano d'Abruzzo Emidio Pepe 2004. L'abbiamo aperto alla Bottega del Vino di Castiglion Fiorentino (Arezzo). Al naso era disastroso. Definirlo ridotto è, appunto, riduttivo: zolfo puro (la battuta di un amico è stata "sembra lo scolo dei maiali al trogolo"; dovete capirci, siamo toscani, non di rado abbiamo un lessico schifosamente corporale). Abbiamo atteso un'ora, affinché si aprisse, ma non si è aperto (e comunque, anche se lo avesse fatto, non è che il cliente di un ristorante può prendere un giorno di ferie in attesa che il vino si apra). Il vino non si era liberato dei suoi "aromi", che lo rendevano letteralmente imbevibile, neanche il giorno dopo.
Anche all'esame gusto-olfattivo era deludente. Senz'altro era una bottiglia sfortunata (ma con Pepe mi era già successo, e non solo a me). Sicuramente abbiamo provato a berla troppo presto (ma non è comunque una giustificazione; un conto è bere un vino "pronto" o non ancora all'apice, un altro trovarsi davanti una bottiglia inaccettabile).
Pepe opera a Torano Nuovo (Teramo) e alcune sue bottiglie sono encomiabili. Mi piace per il non uso della solforosa, per la decantazione naturale con travasi manuali. E' un'azienda coraggiosa. Il vino che ho provato a bere, però, era impresentabile. La classica bottiglia destinata a reiterare lo stereotipo del "vino vero" come quello che "puzza".
Peccato.
Dei vini di Medici Ermete & Figli ho parlato più volte. La famiglia Medici vinifica da più di 100 anni ed è ritenuta una delle caposuola del Lambrusco Reggiano (amata/odiata dai cosiddetti "neopauperisti", coloro cioè che vanno alla ricerca di un gusto più "naturale" e meno "standardizzato").
A titolo personale sono da più parti ritenuto un neopauperista (critico), ma i vini di Medici Ermete mi convincono pienamente (e non fanno questo effetto solo a me).
Il mio accostamento di Marcos Baghdatis al loro Lambrusco Assolo, nel mensile Tennis Italiano, mi è valso il regalo di 6 bottigle: due Unique (rosato Lambrusco Marani), due Lambrusco Reggiano Assolo, due Lambrusco Reggiano Arte e Concerto. Racconto tutto questo affinché il lettore abbia pienamente chiara la genesi di queste recensioni.
Dell'Arte e Concerto, la miglior Doc Lambrusco Reggiano per la guida Espresso, ho già parlato settimane fa in questo blog. Qui intendo recensire le altre 2 tipologie, riproponendomi di visitare più prima che poi l'azienda e di provare, in particolare, i Lambrusco Reggiano I Quercioli e Libesco.
Lambrusco Reggiano Assolo Le Tenute 2006 - Medici Ermete & Figli ***+
Più facile dell'Arte e Concerto. Cremoso, con spuma non numerosa, è la quintessenza del Lambrusco reggiano inteso come fruttato (mora, lampone, mirtilli) e morbido. Paradigmatico. Cinque-sei euro in enoteca. Costretto a forza, preferisco l'Arte e Concerto (6-7 euro), con un po' di freschezza e finezza in più. Ma è un purosangue della categoria.
Rosé Brut Metodo Classico Unique - Medici Ermete & Figli ***
Da anni vado cercando un rosato italiano (tipologia sfigatissima e bistrattata) come si deve. Non con grande soddisfazione (lo Scalabrone ve lo bevete voi :) ). Negli ultimi anni, a Modena come Reggio Emilia, alcuni vinificatori di Lambrusco stanno provando rosati eleganti e diversi. Penso a Bellei, a Cavicchioli e altri. Forse è una moda un po' estetizzante, ma da guardare con interesse. Questo Unique, la cui produzione è limitata a 3mila bottiglie (numerate), è a base lambrusco marani con rifermentazione in bottiglia. Costo sui 10 euro. Difetta un po' in freschezza, ma è bello all'esame visivo, spuma fine, gradevolmente fruttato e lodevole vena sapida. Più come aperitivo che da tutto pasto. Da provare.
Chiedo scusa per la prolungata assenza.
Qualcuno mi ha scritto temendo che il mio aereo per Lisbona e Coimbra fosse stato sabotato da Daniel Thomases. Nulla di tutto questo, anzi in Portogallo è andata - ovviamente - benissimo. Il Portogallo non tradisce: mai.
Le scintille con Thomases sono state fisiologiche. Non ho molta stima dei critici enoici americani - si era capito? - e credo che potrebbero darci lezioni su come degustare la Coca Cola o il Bourbon Whisky. Non certo il vino. Se il vino rispondesse sempre ai loro gusti ipermoderni, io sarei astemio. Di questi soloni simil-parkeristi (che sono pure antipatici e fastidiosamente pieni di sé), non ne posso più. Ma forse sbaglio io.
La lunga assenza da questo blog è derivata dalla stesura del nuovo libro (e dalla mia droga da tennis, ma questo è un altro discorso).
In queste settimane ho degustato molti vini, alcuni convincenti e altri e no. Ne parlerò (tranquilli, ho preso appunti). Tra maggio e giugno farò altre presentazioni (del libro e di nuove annate di tipologie Doc, ad esempio il Rossese di Dolceacqua con Paolo Massobrio). Vi terrò aggiornati.
Il post di oggi è dedicato a due perfette (si fa per dire) tipologie di vini moderni.
Achelo Doc Cortona 2005 - Antinori ***
E' il syrah base degli Antinori, dalla tenuta La Braccesca (il "cru" è il Bramasole, troppo caro per quel che vale). Va paragonato ai "base" di D'Alessandro e Fabrizio Dionisio (Il Castagno, che proprio base non è: per ora è l'unico vino prodotto), le migliori aziende di syrah cortonese. Il prezzo, attorno agli 11 euro, è tutto sommato vantaggioso (i "concorrenti" stanno sui 16 euro in enoteca) ed è per questo che gli do la sufficienza. Meno personale di D'Alessandro (che però mi ha deluso nell'annata 2005), meno concentrato del Castagno, è il classico syrah un po' piacione e fruttato, accattivante, "facile", nobilitato però da una piacevole freschezza. Un vino moderno, ma onesto. E' perfetto se volete spendere poco e avete a tavola persone che non amano troppo il vino (Cipresso direbbe che è un "vino-sveltina", io che è un "vino-Muccino": ma riuscito).
Ardito 2004 - Baracchi **+
Baracchi è il proprietario del bellissimo relais (e ristorante) Il Falconiere, ai piedi di Cortona. Luogo tanto incantevole quanto carissimo, invaso da turisti tedeschi e americani. Da qualche anno fa anche vino (sta provando un Metodo Classico con uve sangiovese e presto esordirà anche lui con i syrah in purezza). Ha un'impostazione ipermoderna e ipertecnologica: piace agli americani (credo anche a Thomases), ma a me non molto. Negativo il rapporto qualità/prezzo. L'Ardito (vino di punta), 50 percento syrah e 50 percento cabernet sauvignon, costa 30 euro in enoteca. Non li vale ed è per questo che la mia valutazione non è positiva. Colorato, concentrato, morbidone, arriva al secondo bicchiere e "sembra" piacerti: poi al terzo ti ha fatalmente stuccato. I 18 mesi in barrique si sentono, la freschezza è assente, l'effetto chewing-gum neanche troppo latente e le note olfattive debordano di cacao e spezie dolci. Provatelo per farmi sapere se sono io a sbagliare.