Elogio dell'invecchiamento

Il blog ufficiale del libro "Elogio dell'invecchiamento" di Andrea Scanzi, edito da Mondadori.
martedì, 29 aprile 2008

Una settimana vissuta pericolosamente

defaultLunedì 21 aprile. Esce sulla Stampa l'anticipazione di Ve lo do io Beppe Grillo. Cominciano ad arrivare le prime telefonate/mail/sms. In serata va in onda il mio speciale su Carlo Petrini. La mattina dopo la Juventus telefonerà per lamentarsi, La7 riceverà apprezzamenti e Carlo mi chiamerà per ringraziarmi.
Martedì 22. Esce il nuovo libro su Grillo, che arriva anche nelle redazioni dei giornali. Il primo a chiamarmi è Daniele Luttazzi, mio caro amico: lo ha già letto, gli è piaciuta l'equidistanza, mi ringrazia per le molte citazioni. Dagospia mette in home page l'anticipazione pubblicata il giorno prima dalla Stampa. Il cellulare squilla di continuo, mi invitano radio, tv, convegni. Mai ricevute così tante telefonate.
Mercoledì 23. Parto per Milano. In mattinata mi intervista Radio Bologna, ci sono anche Beppe Lopez (La casta dei giornali), Peter Gomez (co-autore di molti libri con Marco Travaglio) e altri ospiti. Nel pomeriggio sono ospite - per la seconda volta in sei mesi: record! :) - di Condor su RadioDue, divertente trasmissione condotta da Luca Sofri e Matteo Bordone. Si parla del libro e, poiché entrambi sono degli amabili cazzari, della mia doppia coda quando mi sono sposato. In serata sono ospite de L'infedele di Gad Lerner, ho il solito look da "tarro" (Sofri chiama così i tamarri) ma appena appena più elegante. Si parla - ovviamente - di Grillo. Nel terzo stacco provo un'analisi artistica di Grillo, in studio c'è Maurizio Gasparri che ovviamente fraintende e annuisce. Vedere Gasparri che ti annuisce in tv non è accettabile, così nel quarto stacco lo incalzo ricordandogli l'incostituzionalità della Legge Gasparri e le sentenze (tra le tante) della Corte di Giustizia Europea che hanno ribadito come le frequenze di Rete4 siano in realtà di Europa7. Lui farfuglia qualcosa, non ribatte, dice "per me è una bella legge". Per me (e per altri) no. Finisce la trasmissione, saluto i grillisti e i colleghi, ringrazio Gad, vado in hotel e accendo il cellulare: 40 sms, quasi tutti sullo scazzo con Gasparri.
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Giovedì 24. L'idea è quella di andare in Langa e rilassarmi, ma il cellulare squilla di continuo. Il giorno dopo c'è il V2-Day a Torino, che seguirò per La Stampa, e tutti sembrano volere il mio contributo. Mi chiama anche Telelombardia, che ha in mente un mio showdown contro l'ex postino di Hammamet (ora mi sfugge il nome), gli dico che mi va bene ma che lunedì - il giorno della diretta - sarò a Roma e non a Milano. Non mi richiamano. Il Riformista (che paragona Grillo alle Brigate Rosse: wow!), Il Foglio (ancora Camillo Langone: quest'uomo mi ama) e Il Giornale (ancora l'ex postino mechato di Hammamet: Dio non ci ama) citano il mio libro con toni tipo, "sì è scritto bene, ma i contenuti sono agiografici e apologetici". L'ex postino di Hammamet, nell'articolo, finge di dimenticare il mio nome, sbaglia volutamente il titolo del libro e lo definisce "imbarazzante, agiografico, compiaciuto, il libro più inutile pubblicato da Mondadori negli ultimi 20 anni": è una delle cose più belle che mi abbiano mai scritto. Forse però l'ex postino parlava di se stesso.
Ho tempo di fare uno splendido pranzo ad Alba dall'amico e collega Federico Ferrero, la madre ci fornisce un saggio di bravura gastronomica e irroriamo il tutto con un Pouilly-Fuissè (***+), un Barolo Brunate-Le Coste 2003 Rinaldi (****, e fra qualche anno sarà perfetto) e un Moscato Passito (vino vero) che meritava un ***++. Nel pomeriggio visitiamo la cantina di Giuseppe Rinaldi (un grande, in Elogio ne parlo a lungo), dove lavora il mitico padre di Federico, Marco. Degustazione, 3 vini e un libro regalato (grazie!), poi torno nell'agriturismo per cambiarmi (Cascina Amalia), mentre il cellulare squilla di continuo.
In serata corro a Torino, faccio appena in tempo per il collegamento con Controcorrente Skytg24, bella trasmissione di Corrado Formigli, in studio ci sono Stefano Cappellini (Riformista) che demolisce Grillo, Valentino Parlato (Manifesto) e Storace (Balilla) che si scornano sul 25 aprile. Nel primo stacco non mi funziona l'audio, nel secondo stacco faccio i miei interventi sapifi, attaccando Dell'Utri e il suo revisionismo, provando a contestualizzare Grillo, anticipando che i grillisti non voteranno Rutelli al ballottaggio (sì). Forse il mio intervento televisivo più riuscito dai tempi dello Zecchino d'Oro (non è vero che sono stato allo Zecchino d'Oro, ma la cosa fa ridere se la scrivi). Torno ad Alba, ceno con Ferrero - che mi ha trattato da Re -, beviamo un Nebbiolo 2006 Castello di Verduno (**++, giovane e con poca personalità, di pronta beva) e due bicchieri di Barolo Chinato di Teo Cappellano (****+, il miglior Barolo Chinato del mondo) e vado a letto stremato.

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Venerdì 25. E' il giorno del V2-Day. Linda mi aspetta alle 15 a Torino. Faccio colazione a Cascina Amalia (paesaggio pazzesco) e la abbandono, le prossime due notti le passerò all'agriturismo Il gioco dell'Oca a Barolo (molto carino, personale cordialissimo). Alle 11 mi dovrei trovare con Ferrero, ma ci perdiamo entrambi (e lui abita ad Alba...) prima di beccarci nella rotonda a pochi passi da casa sua (un piccolo bijoux). Andiamo a Torino da Marco Giacosa e la sua compagna Silvia. Da lì, a piedi, in Piazza San Carlo. Proviamo a fare la fila per le firme, ma dopo 50 minuti desistiamo, è troppo lunga. La piazza si riempie in fretta, alle 15.30 - quando entra Grillo - è stipata. Incontro Sandro Ruotolo, Piero Ricca; Reality (La7) mi fa una lunga intervista su Grillo, che poi userà in maniera capziosa dando al servizio un taglio antipatizzante e scorretto che non condivido per niente. Prendo appunti, il V2-Day si rivela più quieto del primo, già capisco che i media proveranno a disinnescare Grillo non parlandone (infatti) e mandando in avanscoperta i soliti soloni di centrosinistra (ieri Eugenio Scalfari, oggi Francesco Merlo) e centrodestra (poveretti, l'unico che hanno da spendere è l'ex postino di Hammamet: sono alla canna del gas). Mi intercetta Al Jazeera - AL JAZEERA! - e mi intervista; se hanno sbagliato i sottotitoli, mettendomi in bocca cose tipo "Il Corano è discutibile", faccio la fine di Salman Rushdie. Me ne vado alle 20, poco dopo l'ottimo intervento di Marco Travaglio (un discorso che andrebbe insegnato nelle scuole).
Scrivo il pezzo-reportage per La Stampa, che uscirà il giorno dopo, da casa Giacosa. Alle 20.30 mi intervista in diretta La zanzara (Radio24), intervengo poco dopo il solito attacco di Cappellini (eddai), il collegamento viene bene. Cena frugale con Promis Camarcanda Gaja 2005 (**++, il Camarcanda che se la tira di meno, ma neanche questo mi convince appieno), viaggio di ritorno a Barolo (dopo avere accompagnato Ferrero), poi a letto. Stremati.
Sabato 26. Ci riposiamo? No. Alle 12.45 sono in diretta dal Tg di Skytg24, il problema è che io e Linda dobbiamo essere a Cologno Monzese. Arriviamo e scopriamo che Skytg24 trasmette da un container inserito all'interno del megastabile Sky. Prima di andare in onda dialogo al telefono per la 100esima volta con Luttazzi, una delle persone più corrette e acute che abbia mai conosciuto (e qualcuna l'ho conosciuta e la conosco). Il collegamento va bene, a Skytg24 sono giovani e cordiali, danno spazio alle tue idee. Certo, magari nel sottopancia potevano scrivere Andrea Scanzi e non Andrea Scanzani, ma non si può avere tutto.
Torniamo in Langa alle 15, e decidiamo di salutare il nume tutelare Flavio Roddolo. Carramba che sorpresa: arriviamo mentre due coppie che hanno letto il libro (Elogio) se ne stanno andando, e una coppia di Verona è appena arrivata. Flavio mi presenta, loro mi riconoscono e mi trattano da Salinger. Poi Flavio presenta Linda e la trattano da Madame Bovary (possibilmente con un epilogo diverso). L'ego va a mille (anche quello di Linda, che pure sarebbe una bimba a modo). Da Flavio passiamo 4 ore piacevolissime e discretamente alcoliche, lui è un grande e non è un caso che anche il nuovo libro lo abbia dedicato (anche) a lui. Facciamo ennesima scorta di vini (28 bottiglie, comprese 2 Magnum di Bricco Appiani),
 torniamo al Gioco dell'Oca e partiamo per la cena da Maurizio a Cravanzana. Gli albesi sono in ritardo - un loro must - cominciamo a cenare alle 22 e terminiamo dopo l'una. Gran cibo, gran vino. Partenza con un Dolcetto di Dogliani San Luigi 2006 (ora sì che si ragiona, Quinto: ***++), un Roero 2004 che non mi convince appieno perché troppo legnoso (**++), una degnissima Barbera di Scarpa 2001(***++), un ottimo Barbaresco di Gastaldi 2001 (****). Chiusura con il solito Chinato di Cappellano, visita liturgica alla Cappella Enoteca Robaldo (strepitosa) e a nanna. Stremati.
da maurizio
Domenica 27.
 Ci riposiamo? No. Dobbiamo essere alle 18 a Volta Mantovana per una presentazione di Elogio all'interno della Mostra dei Vini Passiti. Pranziamo dalle parti di Broni, la terra di Tiziano Sclavi, in uno slowfood celebre per l'oca, L'Osteria dei Pescatori a Portalbera (Pavia), voto 7-. Pasteggiamo con una onesta Bonarda (Cabella 2006) da vigne croatina vecchie di 35 anni (la Bonarda è un Lambrusco che non sa cosa fare da grande, la vita non te la cambia mai, al massimo è piacevole e senz'altro territoriale, quindi da difendere: per questo gli do ***). Arriviamo a Palazzo Gonzaga di Volta Mantovana (carina la cittadina, bellissimo il Palazzo) alle 17. Ci sono anche Barbara Brandoli e il compagno di Divinoscrivere.it. La presentazione va bene (spero...) anche se sono stanco morto e alla fine esaurisco le pile. Ricevo apprezzamenti e belle parole: siete davvero meravigliosi e questo libro (parlo di Elogio) non smette di stupirmi. Ci sono anche i coniugi Paltrinieri, gentilissimi, i loro Lambrusco di Sorbara (zona del Cristo) sono meritevoli - soprattutto l'Etichetta Bianca - e ne parlerò presto in dettaglio.
Al ritorno chiedo a Linda di guidare la mia Catherine Willows Diesel (traduco: è una Golf Diesel 2.0 nera), nel frattempo sfrucuglio il portatile per scoprire cosa ho fatto al Fantatennis di MyMag (incredibile, la mia Seppinuovomecir ha vinto il turno di Davis, sono arrivato terzo a Montecarlo e sono primo nella Classifica Generale: boh).
Torniamo a casa alle 23 abbondanti, in tempo per guardare il servizio su Grillo di Reality con i miei interventi (non mi è piaciuto). Andiamo a letto. Distrutti.
 
(Extented Version, Lunedì 28. Credo di potermi riposare un giorno, ma non è così. Mi intervistano nel pomeriggio Radio Decidere, l'emittente fondata da Daniele Capezzone, e in serata TeleRadioStereo. Nel pomeriggio sento ancora Luttazzi. Poi intervisto Maurizio Crozza, che conosco da quasi 10 anni. Quindi parlo con Marco Travaglio, stiamo al telefono per un po', sentivo l'esigenza primaria di ribadirgli la perfezione e la necessità del suo intervento. Guardatelo su youtube e imparatevelo a memoria: è uno dei momenti di giornalismo più alti degli ultimi anni. E lui, in privato, parla esattamente come in tv: quieto, quasi sacerdotale, ma con una fredda ferocia di contenuti - veri, non falsi come l'ex postino di Hammamet - che trovo meravigliosa.
Alle 22 riusciamo a cenare, pizza e Lambrusco Arte e Concerto Medici Ermete (ne ho parlato bene decine di volte, inutile ribadirne il voto).
Oggi è martedì e non so mica se mi riposo. Di sicuro andrò a correre.
Domani sera, mercoledì 30 aprile, parlerò del libro in diretta al Tg di La7 delle 20.
E mi sa che anche giovedì sarò in tv, di nuovo nel mio programma Rai preferito.
Stay Tuned.
postato da AndreaScanzi alle ore aprile 29, 2008 11:13 | Permalink | commenti (9) / commenti (9) (pop-up)
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domenica, 20 aprile 2008

Terme, nuovi libri e vecchi vini

JERMVINNAE03BTorno adesso da una splendida due giorni alle Terme di San Casciano dei Bagni, in provincia di Siena.
Qualche considerazione. L'Hotel Fonteverde è uno dei più lussuosi e noti al mondo, ma nella carta dei vini non puoi scrivere "La Bracciesca" con la "i". Sono errori gravi. Ovviamente le bottiglie nel menu erano molto internazionali e molto care. Ho optato per un Vinnae di Jermann 2006, classica Ribolla Gialla (90%) non cattiva ma che della Ribolla Gialla vera ha ben poco: fruttatona (trionfo di sentori esotici simil Chardonnay-barriquato), morbida, ammiccante, alla lunga un po' stucchevole. Il ricarico l'ha portata a 30 euro, ne vale  meno della metà. Non andrei oltre i *** stretti stretti.
A San Casciano dei Bagni uno dei pochi ristoranti è Daniela, ex SlowFood. Sulle guide ho noti dubbi, ma quando un ristorante esce dalla SlowFood, c'è quasi sempre da preoccuparsi. Infatti. C'ero stato tre anni fa e mi era piaciuto. Ieri non mi è piaciuto. Servizio scortese, cestello del vino mancante (l'hanno portato a bottiglia già finita), agnello - l'ha provato mia moglie - meno che orrendo. Molto meglio il baccalà mantecato, ma i prezzi sono rincarati e la sensazione che ho avuto è stata di locale bello ma esoso e antipatico. La stessa famiglia gestisce in paese anche un negozio di ceramica (bello) e un'apprezzabile panetteria/pizzeria, La Fornarina, dove il servizio è affidato alla generazione delle nonne e per questo risulta molto più amabile e cordiale.
A cena uUn commensale ha scelto - ahi - un Guado al Tasso Antinori 2003, che ho ovviamente trovato imbevibile (*++). Un Bolgheri al suo peggio.
Degno invece di *** il classico Ferrari Brut Perlèe.

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Parlando del futuro, quella che comincia domani si preannuncia come una settimana impegnativa.
Domani La Stampa anticiperà tutta pagina il mio nuovo libro
Sempre domani, in serata, andrà in onda il mio secondo servizio per La7 all'interno di Victory: sono 6 minuti, mi pare lirici e toccanti, dedicati all'ex calciatore nonché grande accusatore Carlo Petrini. In tv non lo si era visto quasi mai, sono molto felice di avercelo portato. Il risultato mi soddisfa. Guardatelo, se potete. Andrà in onda alle 23.30. Di Victory ha parlato stamani Alessandra Comazzi sulla Stampa, lodandolo (e citando il "mio" Zeman) ma anche rimproverandogli una troppa attenzione al calcio. Condivido, non è un caso che i miei due primi servizi siano dedicati a due "eretici" del pallone. Il mondo del calcio è uno dei più omertosi, deludenti e discutibili che esistano in questo paese (e sì che la lotta al peggio è notoriamente serrata). Va quantomeno smitizzato, ne va mostrato anche e soprattutto il fango. E vanno riammmessi nell'alveo della discussione i pochi che hanno (avuto) il coraggio di parlare, di mettersi in gioco, di rischiare.
Martedì uscirà il mio nuovo libro, Ve lo do io Beppe Grillo, sempre per Mondadori.
Mercoledì sera, alle 21.10, sarò ospite a L'infedele, da Gad Lerner su La7, in una puntata interamente dedicata a Grillo e al V2-Day.
Giovedì sarò in Langa a bere e riposarmi. Con me ci saranno alcuni amici, come Marco Giacosa e Federico Ferrero.
Venerdì sarò a Torino come inviato de La Stampa per il V2-Day. Qui mi raggiungerà Linda, mia moglie.
Sabato sarò ancora in Langa a bighellonare.
Domenica pomeriggio sarò a Volta Mantovana alla Mostra dei Vini Passiti, per presentare Elogio dell'invecchiamento.
Per quanto da martedì porterò in giro anche il nuovo libro, e qua e là ci saranno degli sconfinamenti, questo blog rimarrà a tema eno-gastronomico, come è giusto che sia.
Se ci siete, se vi va di vedermi e/o leggermi e/o seguirmi, a me fa piacere.

postato da AndreaScanzi alle ore aprile 20, 2008 20:03 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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lunedì, 14 aprile 2008

Trebbiano d'Abruzzo 2005 - Emidio Pepe

ae90_1_bEhilà, benritrovati.
Chi vuole vedere il mio servizio per La7 su Zdenek Zeman,
lo trova qui.
Chi vuole scoprire cosa ho detto a RaiSat Gambero Rosso,
può cliccare qui.
Chi vuole vedere la copertina del mio nuovo libro, in uscita martedì 22 aprile, può farlo qui
Il post di oggi è dedicato al Trebbiano d'Abruzzo 2005 Emidio Pepe. Qualche settimana fa avevo raccontato la sfortunata esperienza avuta con un Montepulciano d'Abruzzo Pepe, di fatto imbevibile.
Quel post aveva provocato qualche polemica, perché Emidio Pepe è un nume tutelare dei vinoveristi, ai quali io stesso mi sento vicino (ne ho parlato anche a Gambero Rosso).
Ebbene, giovedì scorso ho aperto un Trebbiano d'Abruzzo 2005 Pepe alla Bottega del Vino di Castiglion Fiorentino (Arezzo). Per essere precisi, la bottiglia era la numero 10343 (nel mondo del vino bisogna essere precisi). E' stata una esperienza molto gratificante. Un Trebbiano maestoso (benché giovanissimo per le sue ambizioni), splendido giallo dorato, sapido e fresco, di grande mineralità. Elegante e complesso, originale e persistente, a un passo dall'armonia. Vibrante. Voto ****, pienamente meritati per una bottiglia che al ristorante costa attorno ai 20 euro.
annamariaGià che ci sono. Piccola delusione del periodo. Briccolero 2005 di Chionetti. Lo so, sto parlando del "Grande Vecchio" di Dogliani, espressione storica (e quasi sempre straordinaria) del Dolcetto. L'annata 2005 - non felicissima - mi è parsa però poco elegante e troppo acida. Forse andava aspettata, ma non andrei oltre i tre asterischi (***).
Di contro, bella "sorpresa" (si fa per dire, mi aspettavo molto), ieri sera ho aperto un Maioli 2005, il Dolcetto di Dogliani di Anna Maria Abbona, dai vigneti più vecchi dell'azienda (che opera a Farigliano, non esattamente un cru). L'ho trovato pienamente convincente, con freschezza e struttura, tannini "croccanti" (che vuol dire poco, ma rende l'idea) e giusta tensione gusto-olfattiva. Voto ****.
Uno dei Dolcetto migliori di Dogliani, con il Ca' Viola (qualunque esso sia, ma meglio ancora il Barturot) e la declinazione più succosa di Pecchenino.

postato da AndreaScanzi alle ore aprile 14, 2008 18:22 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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giovedì, 10 aprile 2008

Sangiovese in purezza

cepiso99L'idea di questo post mi è venuta una cena fatta un mese fa, l'11 marzo 2008, al Pane e Vino di Cortona. La serata era interamente dedicata a Isole e Olena.
Stimo molto il lavoro di Paolo De Marchi, presente alla cena-degustazione. In quella occasione ho apprezzato la Collezione De Marchi, dedicata ai vitigni internazionali in Chianti. Ben fatto lo Chardonnay 2006 (****+), davvero pregevole il Syrah 2004 (****), entrambi non a buon mercato ma rari quanto a qualità e adesione al vitigno originale (poco sotto le 30 euro lo chardonnay, 46-53 il Syrah). Quest'ultimo ha bel succo e un necessario sentore terroso, che lo allontana da ambizioni piacione. Forse il miglior Syrah toscano con il Bosco D'Alesandro.
De Marchi aveva portato anche un Syrah 1994, una delle sue prime annate (***), interessante per l'esuberanza delle note animali e l'evoluzione che De Marchi ha avuto nel suo percorso.
Ovvio però che Isole e Olena, che vinifica a Barberino Val d'Elsa, sia giustamente nota e lodata per il suo sangiovese. Confesso di non avere molto amato l'annata 2005 del Chianti Classico (**++), che mi piace per il rispetto del millesimo e per la volontà di essere anzitutto bevibile (a questo dovrebbe anzitutto ambire il Chianti), ma che trovo per nulla complesso, non equilibrato e troppo poco elegante.
Tutt'altro discorso per quella meraviglia che è il Cepparello, sangiovese in purezza. L'annata 2004 è già adesso a un passo dall'armonia e non offuscata dalle note di rovere (****), l'annata 1999 che ho sentito quella sera era semplicemente splendida (****+).
Trovare sangiovese in purezza è cosa rara. E non parlo dei Chianti Classico giustamente "allungati" con colorino o vitigni minori autoctoni (questa è la sua storia), ma di quei noiosissimi sangiovese tagliati con i vitigni migliorativi (eccheppalle).
Di seguito trovate la mia "classifica" dei sangiovese toscani in purezza migliori. L'ho detto e lo ripeto, sono toscano atipico che baratterebbe la sua Terra con qualsiasi scorcio di Langa (oddio, qualsiasi no), ma questi sono vini d'eccellenza.

- Pergole Torte Montevertine - a mio avviso, il migliore sangiovese in purezza del mondo
- Cepparello Isole e Olena - una garanzia
- Flaccianello Fontodi - grande sangiovese per un'altra azienda convertitasi al biologico
- Percarlo San Giusto a Rentennano - il più "altalenante" dei quattro, ma anche la sua annata peggiore è comunque di livello raro (e incuriosiscono quelle note di alloro)
postato da AndreaScanzi alle ore aprile 10, 2008 19:01 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
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mercoledì, 09 aprile 2008

Bollito Misto con Scanzi

elogioDomani sera, alle 21, sarò ospite di Bollito Misto (RaiSat Gambero Rosso, canale 410 Sky), la trasmissione condotta da Alfredo Taracchini Antonaros.
Abbiamo parlato di Elogio dell'invecchiamento. Ho ribadito la mia vicinanza a Sandro Sangiorgi, a Paolo Massobrio, ai "vini veri". L'ho fatto un po' nella "tana del lupo", me ne rendo conto, ma ho trovato in Alfredo un collega schietto, onesto e preparato.
Ai primi di giugno parteciperò anche alla nuova trasmissione (di cui non so ancora il nome) condotta su Alice da Paolo Massobrio.
Domani dedicherò il mio post ai migliori sangiovese in purezza toscani (che son pochi, ma ci sono).
Stay tuned.
postato da AndreaScanzi alle ore aprile 09, 2008 14:31 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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martedì, 08 aprile 2008

I Brunello veri

brunelloStamani ho ricevuto una bella mail da Sandro Sangiorgi. Mi ha dedicato, nel sito del trimestrale Porthos, belle parole che qui riporto.

Andrea Scanzi
Dedico la prima miniatura del nuovo sito a questo giovane giornalista che, pubblicando il libro Elogio dell’invecchiamento (Mondadori), ha fatto un grande servizio a Porthos. Le sue parole sull’iniziativa editoriale e su di me sono davvero gratificanti e ci hanno permesso di raggiungere un pubblico finora quasi inaccessibile. Un grazie ad Andrea dal sottoscritto e dalla Ciurma tutta. Non dimenticate, Porthos vive grazie agli abbonamenti, grazie al passaparola, grazie al riconoscimento della sua indipendenza come valore fondamentale dell’informazione e della cultura (Sandro Sangiorgi)

Grazie, Sandro.
Il caso Brunello tiene banco
. Ieri ho registrato un mio intervento a Bollito Misto, andrà in onda dopodomani alle 21 su RaiSat Gambero Rosso (Sky canale 410).

Durante questa occasione ho ribadito la mia vicinanza ai vini veri, narturali, biologici e biodinamici (senza divinizzarli in toto).
Enzo Vizzari, direttore della Guida Vini de l'Espresso, ha preso le distanze dal suo stesso settimanale per il titolo Velenitaly e l'inchiesta. Avrei trovato più consona una presa di distanza dai sofisticatori del vino, non dai giornalisti liberi.
Luca Maroni, intervistato sul Corriere della Sera come degustatore professionista (fa molto "cool", ma lo sono anch'io: voliamo bassi), ha detto che il problema del Brunello è il disciplinare troppo rigido. Straordinario: il problema non è chi froda, ma la legge. Mi ricorda l'ex Guardasigilli (aaargh) Mastella quando se la prendeva non con il contenuto delle intercettazioni, ma con l'uso giuridico delle intercettazioni. A volte mi chiedo cosa abbiamo fatto di male per meritarci giornalosti così.
Se tutti i vini rispettassero il parkeriano "logisma della fruttosità" di Maroni, io sarei astemio.

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Molti mi chiedono se esistono dei Brunello di Montalcino "veri". Sì, esistono. Qui riporto alcuni nomi su cui mi sento di scommettere.

- Franco Biondi Santi (ho detto Franco, non Jacopo)
- Soldera (è più caro di Gucci, ma è Brunello vero)
- Poggio di Sotto (tra i migliori)
- Paradiso di Manfredi (tra i più vinoveristi)
- Sesti (ottimo rapporto qualità/prezzo)

Sono tutti ottimi Brunello di Montalcino. Provateli. Se sono cattivi, rimborso io.
postato da AndreaScanzi alle ore aprile 08, 2008 13:41 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: scanzi brunello montalcino

domenica, 06 aprile 2008

Le verità di Zeman

zemanDa un po' di tempo vi parlo di miei impegni televisivi.
E' presto detto. Tra aprile e maggio firmerò alcuni servizi per La7, all'interno del programma Victory (ogni lunedì sera a mezzanotte) ideato da Umberto Nigri e condotto da Cristina Fantoni.
E' un programma sullo sport, non solo sul calcio.
Domani andrà in onda il mio primo servizio, Le verità di Zeman. Ho passato una mattinata a Roma con il tecnico boemo, che stimo molto. Abbiamo parlato di tutto, è stato (stranamente) ciarliero e (non stranamente) ha detto quello che pensa: su Mancini ("non riesco a vederlo come allenatore"), su Capello ("l'emblema dei tecnici moderni, che vincono giocando male e chiedono sacrifici economici enormi alle società"), su Lippi ("Non lo stimo, non poteva non sapere"), sul calcio di oggi ("quei problemi c'erano e ci sono").
E' stato un incontro stimolante. Ho cercato, in sede di montaggio, di dargli un taglio consono. Nei 5 minuti, domani, sentirete musiche di Radiohead, Bruce Springsteen e Le conseguenze dell'amore; ascolterete riferimenti a Petr Korda e i beautiful losers.
Vedrete gli occhi di un uomo enigmatico che ha molto da dire, e dare.
Tutto questo andrà in onda domani a mezzanotte. Considerata la pesantezza dei giudizi di Zeman, forse le sue verità faranno (una volta di più) un po' di rumore. Se vi capita, dategli un'occhiata.

Vino da abbinare a Zeman: Pinot Nero di Gottardi, introverso e apparentemente indecifrabile, ma inimitabile e difficilmente dimenticabile.
postato da AndreaScanzi alle ore aprile 06, 2008 14:54 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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sabato, 05 aprile 2008

Elogio di chi rispetta il vino (il caso Brunello)

vino01gIl vino con l'acido. Il Brunello non Brunello.
Si torna a parlare di vino nei tg e sulle prime pagine, ma lo si fa male.
Non sono al Vinitaly per impegni televisivi (domani vi dirò esattamente quali), ma chi c'è mi racconta di una grande affluenza accompagnata però da un climax assai mesto.
Sul vino con l'acido c'è poco da dire. Siamo tornati ai tempi del Metanolo e, come ho scritto in Elogio, ormai anche nelle etichette dei vini dovrebbero scrivere gli ingredienti, come si fa per tutti i prodotti: triste, ma è così.
Il mio auspicio, e non solo mio, è che questo disastro faccia nuovamente e definitivamente capire quanto la "veridicità" di un vino sia fondamentale, quanto sia decisiva la questione della naturalezza di ciò che beviamo. Non è solo una lotta tra modernisti e tradizionalisti: è un confronto serrato, qui, tra vino malato e vino vero.
Da qualche anno mi sono avvicinato - senza approcci divinizzanti - ai vini veri, ai vini naturali, ai vini biologici e biodinamici: credo sia la strada giusta, se intesa però come rispetto della qualità e non come mero esercizio alternativo. Tutte cose che avevo scritto in Elogio (ma avrei preferito non essere profetico).

Si può e si deve invece discutere, e molto, sulla questione del Brunello sofisticato. Stamani sulla Stampa è uscito un articolo all'interno del quale sono stato intervistato assieme ad altri "critici enologici" (Paolo Massobrio, Sandro Sangiorgi).
Ora: che gran parte del Brunello di Montalcino fosse sofisticato, lo sapevano tutti. A Benvenuto Brunello 2008 è stata presentata l'annata 2003, notoriamente calda e difficile. Eppure quasi tutti i vini degustati erano uguali e avevano una sospetta nota fresca che poco o nulla c'entrava. La sensazione che molti addetti ai lavori hanno avuto, già allora, era stata quella di un vino ingentilito e migliorato con una percentuale piccola ma decisiva (10 percento o giù di lì) di "uve esogene", quasi sempre i soliti vitigni "migliorativi" internazionali (merlot, cabernet sauvignon, syrah; oppure uve sangiovese di annate più fresche).
Il fenomeno delle uve esogene è universale, ma riguarda soprattutto alcune tipologie di vino, su tutte l'Amarone della Valpolicella e - appunto - il Brunello di Montalcino.
Non è un caso che il mio Elogio termini con l'espressione più "vera" di Brunello, appunto Franco Biondi Santi. La mia voleva essere anche una sottolineatura della fedeltà, della genuinità e della onestà di quel vino.
Il Brunello impone, per il disciplinare, un uso di sangiovese grosso in purezza. E' un biotipo difficile, non meno del nebbiolo, che in annate infelici (la 2003, ma anche la 2002) risulta sbilanciato e non concede spazio a manipolazioni o mediazioni: o viene bene, o è un disastro. Si può risalire a un Brunello vero (e buono) solo se lo si rispetta e lo si aspetta, anche per molti anni.

Il mercato internazionale, anzitutto americano, non consente però di aspettare. Men che meno ha a cuore il rispetto della diversità. Il Brunello è ormai uno dei vini-business più mainstream e meno puri che esistano. Tutti a Montalcino si sono buttati nel business. Prim'ancora che l'annata 2003 fosse presentata, i critici americani ne avevano garantito la straordinarietà, contribuendo al solito boom di vendite "a prescindere".
Lo scandalo ha stupito solo chi viveva su Marte: pochissimi Brunello sono effettivamente Brunello. Il sangiovese (ancor più quello "grosso") è scontroso, non ha gran colore, ha acidità spiccata, pecca in morbidezza e rotondità. Ciò nonostante ogni anno il 90 percento dei Brunello, all'assaggio, risulta fruttatone e piacione, perfetto per il gusto bushista dei Robert Parker o per chi crede nel logisma della fruttosità - aaaargh - come Luca Maroni. I nomi usciti dall'inchiesta - Antinori, Banfi - sono quelli di aziende che già da molti anni sono ferocemente e giustamente criticate dai "tradizionalisti". Chi è abbonato a Porthos, per dire, queste cose le sa da anni. Di sicuro lo scandalo non riguarda i Biondi Santi, i Soldera.
Ma il gusto americanizzato questo impone. Basta pensare che un anno fa Wine Spectator ha avuto il coraggio di eleggere a miglior vino del mondo il Brunello Casanova de Neri, la creatura dell'enologo ipermodernista Carlo Ferrini, il classico vino-chewing-gum e palestrato, che non berrei neanche sotto tortura e che - definita "sotto osservazione" dall'inchiesta de l'Espresso - sta alla tradizione come Roberto Vecchioni sta alla simpatia.
Intendiamoci: non è che questi Brunello sono dannosi per la salute. E non sono neanche "cattivi", anzi a un consumatore poco esperto risultano più facili e gradevoli (per questo li fanno, per questo li vendono). Certo, frodano la legge (il disciplinare) e non rispettano quanto indicato in etichetta, ma il problema qui è più che altro etico, oserei dire morale. E' un po' come se, in pizzeria, dopo avere ordinato una quattro stagioni ti viene portata una pizza con quel nome e quelle fattezze, ma con i carciofi che sanno di gamberi e i funghi che sanno di rucola: quella pizza sembra quattro stagioni, è venduta come quattro stagioni, ma in realtà è altra cosa.
E tutto questo, perché? Per due motivi: per compiacere il gusto globalizzato, e per facilitare il compito ai vinificatori. La mia risposta è molto semplice. Non ne posso più di un'Italia succube anche in ambito enogastronomico degli Stati Uniti; e se uno non sa fare vino, che cambi lavoro.
Pensate alla musica: le major spingono artisti totalmente pleonastici come Mariah Carey o Justin Timberlake, e proprio per questo è decisiva la difesa della sopravvivenza di chi canta fuori dal coro, dei Radiohead come dei Capossela. Il culto della maggioranza, l'elogio scriteriato del consenso popolare lasciamolo al veltrusconismo o a Daniel Thomases.
Il caso Brunello, ovvero la scoperta dell'acqua (vino) calda, ci dice una volta di più che l'Italia non deve inseguire standard qualitativi imposti da improbabili ed equivoci soloni italo-americani, ma che deve avere rispetto della sua storia, della sua tradizione. Della natura. Del consumatore.
Abbandonate le multinazionali del vino, riguardatevi Mondovino e non comprate più i Banfi, gli Antinori. Sono Supertuscans tutti uguali, anche se poi in etichetta hanno nomi diversi. Sono vini che vanno bene quando hai 18 anni e credi che, perché un vino sia buono, basta che ci sia scritto sopra "Brunello".
Sono vini senz'anima, che non comunicano nulla.
Non voglio cedere genericamente al mito del "piccolo è bello", ma divertitevi a scovare gli avamposti di Resistenza di Enolandia. Scoprite i vostri Flavio Roddolo. Ce ne sono, esistono: qualche dritta ve l'ho data in Elogio, le altre scovatele leggendo Porthos, Paolo Massobrio, Nicolas Joly e tutti coloro che al gusto facile hanno sempre anteposto il rispetto della natura.
postato da AndreaScanzi alle ore aprile 05, 2008 14:32 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: andrea scanzi scandalo brunello

venerdì, 04 aprile 2008

Il vino all'acido

vino01gVorrei essere più allegro, e ce ne sarebbe anche motivo. Presto vi dirò perché.
Oggi però il post è dedicato all'ennesimo scandalo riguardante il mondo del vino. Una mazzata che di colpo svilisce e disinnesca la grandeur di Vinitaly e altre manifestazioni. Neanche un mese fa, poi, c'era stato lo scandalo (che tutti o quasi sapevano) del Brunello "tagliato" e "sofisticato".
Posto questo articolo da La Stampa, scritto da Vanni Cornero.

La festa appena cominciata è già finita. Nel bel mezzo della giornata inaugurale del 42° Vinitaly di Verona piomba la notizia che in giro per l’Italia ci sono 70 milioni di litri di vino adulterato. Roba forte: un cocktail di fertilizzanti chimici, acqua, uno spruzzo di acidi e persino un po’ d’uva. L’allarme arriva dalle anticipazioni di un’inchiesta che esce oggi sull’Espresso. Sulla vicenda indagano le procure di Modena, Bologna, Verona e Trapani. Un’inchiesta che va avanti da sei mesi, sinora nel riserbo.
Secondo L’Espresso solo una parte dei prodotti pirata è stata sequestrata, vista l’impossibilità di rintracciare tutte le bottiglie. Dietro quello che gli investigatori del Corpo Forestale hanno scoperto ci sarebbe un vero sistema industriale di contraffazione gestito dalla criminalità organizzata. Le aziende nella rete dello scandalo sarebbero una ventina, due si troverebbero nelle province di Alessandria e di Cuneo. Le indagini sono partite dal Veneto e, pare, da un’azienda già coinvolta 22 anni fa nella mattanza del metanolo, in cui sono state sequestrate taniche di acido cloridrico (comunemente detto muriatico) e solforico, oltre a qualche decina di chili di zucchero.
A che cosa sarebbero serviti? L’acido cloridrico e l’acido solforico trasformano lo zucchero – proibito – in glucosio e fruttosio – normalmente presenti nell’uva - col risultato di mascherare lo zuccheraggio a una normale analisi. Gli acidi, però, seppur in piccole quantità, possono uccidere lentamente. E situazioni analoghe pare siano state scoperte in altre cantine, a Brescia, Verona, Bologna, Modena, Perugia. Nel Sud, invece, le centrali sarebbero in Puglia e Sicilia (L’Espresso cita in particolare gli stabilimenti della Enoargi export srl e della Vmc srl di Massacra, in provincia di Taranto).
Documenti falsi
Un’organizzazione, completa di reparto contraffazione documenti, grazie alla quale i produttori-pirata potevano guadagnare cifre astronomiche rispetto al valore dell’intruglio, venduto tra i 70 centesimi e i 2 euro al litro. Del «vino all’acido muriatico» - tra bottiglie, bottiglioni, fiaschi e contenitori in tetrapak - ne sarebbero stati messi in circolazione 40 milioni di pezzi indirizzati alla fascia più cheap del mercato.
Un’operazione dai contorni odiosi perché puntava su quei consumatori a basso reddito che devono fare i conti con gli aumenti sulla lista della spesa. Ma il settore più basso del mercato è anche quello dove la concorrenza internazionale è più forte, con nuovi competitors che entrano sul mercato con vini a prezzi da saldo.
Il danno all’immagine virtuosa del made in Italy rischia di essere grande. A Verona molti si domandano se sia solo un caso: la nostra enologia miete successi all’estero ed ecco che in dieci giorni saltano fuori le accuse d’«impurità» alle uve usate per produrre il Brunello di Montalcino (lunedì è scattato il blocco alla vendita di mezzo milione di bottiglie nelle cantine di casa Banfi) e si scatena lo scandalo del vino all’acido muriatico, mentre s’inaugura la vetrina internazionale di Vinitaly.
Il riserbo di Roma
Il ministro delle Politiche agricole, Paolo De Castro, non è per le dietrologie, preferisce sottolineare come la situazione fosse monitorata (e sotto controllo) dalla Forestale. Il ministero ha scelto la linea della riservatezza, sia per non disturbare le indagini sia per non scatenare allarmi incontrollati che dopo il caso-mozzarella potrebbero assestare un altro brutto colpo alla credibilità dei prodotti italiani.
«D’altronde - dice sdegnato Lamberto Vallarino Gancia, nella veste di presidente del Comité Vins europeo – qui non si parla più di vino ma di banditismo. E si sa che nei momenti di forte movimento del mercato i banditi sanno trovare gli spazi per agire».
postato da AndreaScanzi alle ore aprile 04, 2008 10:25 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: vino metanolo acido

Chi sono

Utente: AndreaScanzi
Nome: Andrea Scanzi
Giornalista e scrittore. Scrivo ne La Stampa. Ho curato con Enrico Mattesini i testi dell'autobiografia di Roberto Baggio (Una porta nel cielo/Il sogno dopo, Limina 2003) e firmato Il piccolo aviatore (Limina 2002 Premio Sporterme), C'è tempo (PeQuod 2003), Canto del Cigno (Limina 2004 Premio Coni) e Ivano Fossati, Il volatore (Giunti 2006). Sono Sommelier e Degustatore Ufficiale Ais.


Legenda delle Valutazioni

* Vino deludente

** Vino senz'anima

*** Vino di buon livello

**** Vino di grande livello

***** Vino indimenticabile

(Tre "+" fanno un "*")

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