Lunedì 21 aprile. Esce sulla Stampa l'anticipazione di Ve lo do io Beppe Grillo. Cominciano ad arrivare le prime telefonate/mail/sms. In serata va in onda il mio speciale su Carlo Petrini. La mattina dopo la Juventus telefonerà per lamentarsi, La7 riceverà apprezzamenti e Carlo mi chiamerà per ringraziarmi.

Domenica 27. Ci riposiamo? No. Dobbiamo essere alle 18 a Volta Mantovana per una presentazione di Elogio all'interno della Mostra dei Vini Passiti. Pranziamo dalle parti di Broni, la terra di Tiziano Sclavi, in uno slowfood celebre per l'oca, L'Osteria dei Pescatori a Portalbera (Pavia), voto 7-. Pasteggiamo con una onesta Bonarda (Cabella 2006) da vigne croatina vecchie di 35 anni (la Bonarda è un Lambrusco che non sa cosa fare da grande, la vita non te la cambia mai, al massimo è piacevole e senz'altro territoriale, quindi da difendere: per questo gli do ***). Arriviamo a Palazzo Gonzaga di Volta Mantovana (carina la cittadina, bellissimo il Palazzo) alle 17. Ci sono anche Barbara Brandoli e il compagno di Divinoscrivere.it. La presentazione va bene (spero...) anche se sono stanco morto e alla fine esaurisco le pile. Ricevo apprezzamenti e belle parole: siete davvero meravigliosi e questo libro (parlo di Elogio) non smette di stupirmi. Ci sono anche i coniugi Paltrinieri, gentilissimi, i loro Lambrusco di Sorbara (zona del Cristo) sono meritevoli - soprattutto l'Etichetta Bianca - e ne parlerò presto in dettaglio.
Torno adesso da una splendida due giorni alle Terme di San Casciano dei Bagni, in provincia di Siena.
Qualche considerazione. L'Hotel Fonteverde è uno dei più lussuosi e noti al mondo, ma nella carta dei vini non puoi scrivere "La Bracciesca" con la "i". Sono errori gravi. Ovviamente le bottiglie nel menu erano molto internazionali e molto care. Ho optato per un Vinnae di Jermann 2006, classica Ribolla Gialla (90%) non cattiva ma che della Ribolla Gialla vera ha ben poco: fruttatona (trionfo di sentori esotici simil Chardonnay-barriquato), morbida, ammiccante, alla lunga un po' stucchevole. Il ricarico l'ha portata a 30 euro, ne vale meno della metà. Non andrei oltre i *** stretti stretti.
A San Casciano dei Bagni uno dei pochi ristoranti è Daniela, ex SlowFood. Sulle guide ho noti dubbi, ma quando un ristorante esce dalla SlowFood, c'è quasi sempre da preoccuparsi. Infatti. C'ero stato tre anni fa e mi era piaciuto. Ieri non mi è piaciuto. Servizio scortese, cestello del vino mancante (l'hanno portato a bottiglia già finita), agnello - l'ha provato mia moglie - meno che orrendo. Molto meglio il baccalà mantecato, ma i prezzi sono rincarati e la sensazione che ho avuto è stata di locale bello ma esoso e antipatico. La stessa famiglia gestisce in paese anche un negozio di ceramica (bello) e un'apprezzabile panetteria/pizzeria, La Fornarina, dove il servizio è affidato alla generazione delle nonne e per questo risulta molto più amabile e cordiale.
A cena uUn commensale ha scelto - ahi - un Guado al Tasso Antinori 2003, che ho ovviamente trovato imbevibile (*++). Un Bolgheri al suo peggio.
Degno invece di *** il classico Ferrari Brut Perlèe.

Parlando del futuro, quella che comincia domani si preannuncia come una settimana impegnativa.
Domani La Stampa anticiperà tutta pagina il mio nuovo libro.
Sempre domani, in serata, andrà in onda il mio secondo servizio per La7 all'interno di Victory: sono 6 minuti, mi pare lirici e toccanti, dedicati all'ex calciatore nonché grande accusatore Carlo Petrini. In tv non lo si era visto quasi mai, sono molto felice di avercelo portato. Il risultato mi soddisfa. Guardatelo, se potete. Andrà in onda alle 23.30. Di Victory ha parlato stamani Alessandra Comazzi sulla Stampa, lodandolo (e citando il "mio" Zeman) ma anche rimproverandogli una troppa attenzione al calcio. Condivido, non è un caso che i miei due primi servizi siano dedicati a due "eretici" del pallone. Il mondo del calcio è uno dei più omertosi, deludenti e discutibili che esistano in questo paese (e sì che la lotta al peggio è notoriamente serrata). Va quantomeno smitizzato, ne va mostrato anche e soprattutto il fango. E vanno riammmessi nell'alveo della discussione i pochi che hanno (avuto) il coraggio di parlare, di mettersi in gioco, di rischiare.
Martedì uscirà il mio nuovo libro, Ve lo do io Beppe Grillo, sempre per Mondadori.
Mercoledì sera, alle 21.10, sarò ospite a L'infedele, da Gad Lerner su La7, in una puntata interamente dedicata a Grillo e al V2-Day.
Giovedì sarò in Langa a bere e riposarmi. Con me ci saranno alcuni amici, come Marco Giacosa e Federico Ferrero.
Venerdì sarò a Torino come inviato de La Stampa per il V2-Day. Qui mi raggiungerà Linda, mia moglie.
Sabato sarò ancora in Langa a bighellonare.
Domenica pomeriggio sarò a Volta Mantovana alla Mostra dei Vini Passiti, per presentare Elogio dell'invecchiamento.
Per quanto da martedì porterò in giro anche il nuovo libro, e qua e là ci saranno degli sconfinamenti, questo blog rimarrà a tema eno-gastronomico, come è giusto che sia.
Se ci siete, se vi va di vedermi e/o leggermi e/o seguirmi, a me fa piacere.
Ehilà, benritrovati.
Chi vuole vedere il mio servizio per La7 su Zdenek Zeman, lo trova qui.
Chi vuole scoprire cosa ho detto a RaiSat Gambero Rosso, può cliccare qui.
Chi vuole vedere la copertina del mio nuovo libro, in uscita martedì 22 aprile, può farlo qui.
Il post di oggi è dedicato al Trebbiano d'Abruzzo 2005 Emidio Pepe. Qualche settimana fa avevo raccontato la sfortunata esperienza avuta con un Montepulciano d'Abruzzo Pepe, di fatto imbevibile.
Quel post aveva provocato qualche polemica, perché Emidio Pepe è un nume tutelare dei vinoveristi, ai quali io stesso mi sento vicino (ne ho parlato anche a Gambero Rosso).
Ebbene, giovedì scorso ho aperto un Trebbiano d'Abruzzo 2005 Pepe alla Bottega del Vino di Castiglion Fiorentino (Arezzo). Per essere precisi, la bottiglia era la numero 10343 (nel mondo del vino bisogna essere precisi). E' stata una esperienza molto gratificante. Un Trebbiano maestoso (benché giovanissimo per le sue ambizioni), splendido giallo dorato, sapido e fresco, di grande mineralità. Elegante e complesso, originale e persistente, a un passo dall'armonia. Vibrante. Voto ****, pienamente meritati per una bottiglia che al ristorante costa attorno ai 20 euro.
Già che ci sono. Piccola delusione del periodo. Briccolero 2005 di Chionetti. Lo so, sto parlando del "Grande Vecchio" di Dogliani, espressione storica (e quasi sempre straordinaria) del Dolcetto. L'annata 2005 - non felicissima - mi è parsa però poco elegante e troppo acida. Forse andava aspettata, ma non andrei oltre i tre asterischi (***).
Di contro, bella "sorpresa" (si fa per dire, mi aspettavo molto), ieri sera ho aperto un Maioli 2005, il Dolcetto di Dogliani di Anna Maria Abbona, dai vigneti più vecchi dell'azienda (che opera a Farigliano, non esattamente un cru). L'ho trovato pienamente convincente, con freschezza e struttura, tannini "croccanti" (che vuol dire poco, ma rende l'idea) e giusta tensione gusto-olfattiva. Voto ****.
Uno dei Dolcetto migliori di Dogliani, con il Ca' Viola (qualunque esso sia, ma meglio ancora il Barturot) e la declinazione più succosa di Pecchenino.
L'idea di questo post mi è venuta una cena fatta un mese fa, l'11 marzo 2008, al Pane e Vino di Cortona. La serata era interamente dedicata a Isole e Olena.
Domani sera, alle 21, sarò ospite di Bollito Misto (RaiSat Gambero Rosso, canale 410 Sky), la trasmissione condotta da Alfredo Taracchini Antonaros.
Stamani ho ricevuto una bella mail da Sandro Sangiorgi. Mi ha dedicato, nel sito del trimestrale Porthos, belle parole che qui riporto.
Molti mi chiedono se esistono dei Brunello di Montalcino "veri". Sì, esistono. Qui riporto alcuni nomi su cui mi sento di scommettere.
Da un po' di tempo vi parlo di miei impegni televisivi.
Il vino con l'acido. Il Brunello non Brunello.
Vorrei essere più allegro, e ce ne sarebbe anche motivo. Presto vi dirò perché.