Rieccomi qua.
Rieccoci qua.
La settimana in Spagna è andata bene. Ho scritto l'articolo sui Campionati Europei di Poker Texas Hold 'em, ho visitato in lungo e in largo Barcellona, mi sono innamorato (ulteriormente) di tapas e montaditos, e a margine continuo a chiedermi cosa si sia fumato Gaudì prima e durante la costruzione della Casa Batllò.
La serie Guru della tv sulla Stampa, molto apprezzata, si è arricchita questa settimana con le mie interviste a Bruno Vespa e Marco Travaglio. I pezzi, come il mio resoconto sul matrimonio di Jovanotti, sono finiti (anche) su Dagospia.
Ho aperto la mia pagina Facebook: credevo fosse una notizia da nulla, invece Novella 2000 mi ha inserito nella ristretta cerchia della "intellighenzia italiana sbarcata nel re dei social network" (con tanto di foto, ma non è quello il punto; il guaio è che accanto alla mia c'era quella di Filippo Facci). Non credevo di meritare tanta attenzione, ma evidentemente in questi mesi ho perso qualche passaggio su me stesso.
In questi giorni, al mio ritorno, il Lambrusco che ho scoperto andarmi di più è l'Assolo Medici Ermete. Ho apprezzato la freschezza del Chianti Colli Aretini di Paterna 2006 (grande bevibilità e ottimo rapporto qualità prezzo, ***+), mentre il Vignanova Paterna 2003 l'ho trovato in una fase meno splendida di qualche mese fa (il legno si sentiva di più, lo ricontrollerò tra un po', ma anche questo saliscendi conferma l'insondabilità di un vino).
La grande delusione è però stata il supertuscan grossetano Le Sughere di Frassinello 2004. E' un blend tra sangiovese (50), cabernet sauvignon (25) e merlot (25). Francamente imbevibile, per la nota marcatissima di un legno nuovo e molto tostato (peraltro male, azzarderei). Un chewing gum vanigliato e stucchevole, anche alla breve. La mia valutazione è di *.
Spero di essere stato sfortunato con la bottiglia.
Il vino è la seconda etichetta "verso l'alto" (cito il sito) dell'azienda Rocca di Frassinello in Gavorrano (Grosseto). L'invecchiamento è fatto dodici mesi in barrique (ovvio) al cinquanta percento nuove (ovvio).
Non ci siamo, per niente.
Sto per partire per Barcellona. Seguirò, come inviato de La Stampa, Mario Adinolfi e la nazionale italiana di poker texano per i Campionati Europei. Tornerò lunedì.
Sarà difficile che riesca ad aggiornare il blog, ma vi prometto ci proverò.
A presto.
Sabato scorso sono stato ospite dell'Agriturismo Delo e della bella manifestazione veronese Sorsi d'autore.
La presentazione delle 16 è andata così bene - complice uno dei migliori moderatori mai avuti, il grande Silverio Novelli - che l'abbiamo bissata alle 19, presso la Cantina Anselmi a Monteforte d'Alpone. In tutto c'erano più di 200 persone, è stato molto piacevole. Ormai salgo sul palco a getto continuo, sembro i Pooh.
Durante la prima presentazione c'era anche il presidente Ais Veneto, Dino Marchi, che poco ha apprezzato il taglio ludico e autoironico del mio libro. Nel suo intervento, invero un po' farraginoso, non ha fatto altro che attaccare velatamente il mio libro e la concezione "sangiorgiana" di vino. Il risultato è stato che a metà intervento dormivano tutti. Fortunatamente all'interno dell'Ais non sono pochi ad aver capito che la smitizzazione è la via migliore per svecchiarsi e aprirsi al mondo.
Durante la serata abbiamo bevuto alcuni vini, in particolare quelli di Anselmi, che ci ha ospitato poi a cena (grazie!) nella sua enoteca-ristorante di Soave.
Anselmi è uno degli interpreti più significativi della garganega, che vinifica in varie forme e fuori dal disciplinare. Il mio preferito è risultato il Capitel Foscarino 2006 (***++), solo acciaio, di grande mineralità e freschezza. Accattivante ma un po' troppo boisè il Capitel Croce 2005 (***+), che fin dal colore dorato "tradisce" un uso significativo di barrique. Senz'altro onesto il base San Vincenzo 2006 (***). Una buonissima gamma di garganega, anche se il mio latente famolostranismo mi porta ad amare maggiormente gli "esperimenti" del buon Angiolino Maule (e come Soave "canonico" preferisco Calvarino e La Rocca di Pieropan). Non mi ha invece convinto appieno, durante la cena, il Teroldego Rotaliano 2005 di Foradori, poco elegante e fin troppo ruspante (**++). L'azienda è validissima e l'annata in questione non poco lodata: verosimile che la bottiglia (soprattutto la prima, sottoposta al supplizio del decanter) fosse un po' difettata.
Nel pomeriggio ho provato anche i vini di Pasqua Vigneti, un po' troppo mainstream per i miei gusti; il Le Soraie Metodo Appassimento, improvvidamente abbinato alla mia prima presentazione, è esattamente quel tipo di vino rosso veneto che Sandro Sangiorgi critica in Elogio).
A margine, mercoledì sera ho realizzato una verticale/orizzontale di Aglianico del Vulture con alcuni miei amici. Synthesi Paternoster 2005 (un base da applausi, grande acidità, ***+), poi Don Anselmo 2004 Paternoster (infanticidio, va aspettato a lungo e per ora non brilla in acidità) e Titolo 2005 Fucci (di cui molto ho scritto). Gran bere, altroché.
Evviva, posso tornare a scrivere su questo blog, dopo la solita settimana intensa.
Qualche flash.
1) La serata su Giorgio Gaber, con Andrea Rivera e Giulio Casale, è stata bellissima: mille persone ad ascoltarci e il clima giusto. Quello che sapeva creare il Signor G. Quello che non esiste più alle ex Feste de l'Unità.
2) Venerdì scorso ho intervistato Michele Santoro per la quinta puntata della mia serie I guru della tv, ne La Stampa.
3) Una collega, Paola De Simone, mi ha segnalato questa intervista a Massimo Cotto. Nella stessa, Cotto mi segnala come uno dei colleghi che più stima (wow). Con una critica sottesa, che qui riporto:
"Il rispetto c’è per tutti coloro che fanno questo lavoro seriamente, e sono tanti. Da un punto di vista stilistico, però, io ho molto amato e tuttora amo Riccardo Bertoncelli, ma ho usato il passato prossimo perché è stato importante per me nel momento in cui volevo diventare giornalista, lui mi piace perché unisce una prosa visionaria e bellissima a un’approfondita conoscenza della materia musica. Poi amo molto Marco Mangiarotti e Cesare Romana, per rimanere nell’ambito dei quotidianisti, perché sono due persone che hanno una profonda cultura e non trattano la musica soltanto come un disco di cui raccontare le canzoni. Però ci sono molti personaggi che osservo con attenzione, mi viene in mente per esempio Andrea Scanzi, che ha un indubbio talento, ma che non vorrei si innamorasse troppo della sua veste di polemista e di bastian contrario, perché alla fine secondo me non paga, e comunque lui è molto bravo, ha una bella visione delle cose ed è anche sincero il giusto. Il consiglio che gli do, anche se è adulto abbastanza da non accettare consigli da nessuno, è di non cercare il fioretto a tutti i costi perché a volte è anche divertente la piuma".

Ringrazio Massimo, che come me ha cominciato con Mucchio Selvaggio, come me ha scritto un libro su/con Ivano Fossati e come me non è riuscito a evitare di scontrarsi con Max Stéfani. Sono parole tutt'altro che campate in aria o inopportune. Cotto sa di cosa parla, ha molta più esperienza di me.
Mi limito a rispondergli con un'altra semplice riflessione: senz'altro è un rischio crogiolarsi nel ruolo di polemista (ammesso che io lo sia), ma è ancor peggio il fatto che la categoria dei "giornalisti musicali" (di cui forse faccio parte) sia troppo spesso (fortunatamente non sempre) un coacervo di recensori sussiegosi e marchettanti. Va da sé che non parlo di lui (per quanto, specie a Radio Capital con Flavia Cercato, potrebbe osare di più), né della Rete (dove si trova tutto e il contrario di tutto), ma di una generalizzata mancanza di coraggio da parte delle grandi firme, che ha finito col creare quella categoria insopportabile degli "intoccabili". Basta col buonismo, basta. E basta pure col servilismo (che è cosa ben diversa dal "giocar di piuma").
Che tornino i tempi - che Massimo ben conosce - in cui Demetrio Stratos scriveva a Riccardo Bertoncelli sfidandolo, o Francesco Guccini finiva addirittura col citarlo ne L'Avvelenata.
Qui invece al massimo ti citano per danni, o per mancata adulazione.
Altra piccola notizia. Da lunedì scorso farò l'opinionista televisivo a Lunedì Gol. Si può vedere su Sky 883 o in tutta Italia tramite una syndacation (eh?) di reti locali. In studio, tra gli altri, Ciccio Graziani, Fabrizio Ravanelli, Ilario Castagner, Natalie Kriz, Augusto De Megni e Claudio Pea.
E ora torniamo a parlare di vini.
Vi segnalo anzitutto un arguto articolo di Divinoscrivere sull'Aglianico del Vulture, il mio libro e Paternoster. Non lo condivido nella conclusione troppo spietata con il Don Anselmo, ma è un pezzo che trasuda competenza e passione. Ad averne.
Sono reduce dalla presentazione a Reggio Emilia e poi da quella a Verona per Sorsi d'autore. Oggi parlo di Reggio, domani di Verona.
La serata a Reggio Emilia (qui trovate un articolo) è stata probabilmente la presentazione più mesta che abbia mai fatto per Elogio dell'invecchiamento. Non era certo colpa di chi ha presentato la serata, Alessandro Gandino, o di Chiara Saccani che l'ha organizzata.
Il problema è che sei anni fa la Festa de l'Unità di Reggio era (appunto) una festa, oggi una congrega di sepolcri imbiancati. Ho pure avuto la sventura di imbattermi in un rampante "pollo di allevamento" che senz'altro farà carriera: se è possibile sbagliare tutto, il Pd ci sta riuscendo. In maniera oserei dire trionfale. Continuate così, fatevi del male. Io sono sceso dal treno da un bel pezzo, credo di saper distinguere una locomotiva da un binario morto.
Fortunatamente Reggio Emilia è anzitutto una bella città, ricca di idee, talenti e Lambrusco. Mi sono fatto la mia scorta.
Ho esordito fermandomi da Chiarli (lo so, Modena), per acquistare 12 bottiglie del mio Sorbara preferito (o uno dei preferiti), il Lambrusco del Fondatore.
Poi sono andato ad Arceto di Scandiano, dove il dottor Tognoli ha voluto regalarmi uno dei miei feticci, 24 bottiglie del mitico Vigna Migliolungo (più altre bottiglie della produzione).
Ho poi visitato l'altra cantina coinvolta nella serata, Casali Viticoltori, a Pratissolo di Scandiano. Ho optato per 6 Pra di Bosso Reggiano (***: piacevole e bevibile, ma forse un po' esile in personalità e struttura) e 6 Lambruscone. Quest'ultimo è un "Superlambrusco", Igt, morbido e quasi "dolce" per la presenza di Grasparossa, unita al re Salamino e ad aggiunte di Marani e Malbo Gentile. La mia valutazione, per uno dei Lambrusco più lodati di Reggio, è di ***+: mi piace, va provato, ma preferisco il Salamino in purezza o comunque senza Grasparossa.
Infine ho visitato Medici Ermete, cogliendo l'invito di Alberto Medici. Mi ha portato a visitare i vigneti e la splendida acetaia (parentesi: l'aceto balsamico è SOLO quello tradizionale, provate il loro trittico aragosta/argento/oro e poi ne riparliamo).
Alberto mi ha donato una cassa di Arte e Concerto e una di Assolo. Lui e suo padre mi hanno pure omaggiato di un Aceto Argento (20 anni di invecchiamento, 60 euro per ogni bottiglia da 100 ml: prezzo impegnativo, ma pienamente giustificato dal lavoro immane che richiede la lavorazione del vero aceto balsamico tradizionale Dop di Reggio Emilia, di cui esistono non più di 27mila bottigliette annue). Per sdebitarmi, ho acquistato un Aceto Aragosta (il più "giovane", 12-18 anni) e 6 bottiglie del bel rosato Unique, raro e particolare Metodo Classico da uve marani in purezza (praticamente uno Champagne di Lambrusco, come certe bottiglie di Bellei a Modena).
Alberto mi ha spiegato la differenza tra il Concerto, salamino in purezza, e il più recente Assolo, salamino con aggiunta di ancellotta, che dona non solo colore ma anche morbidezza. L'Assolo è quindi un lambrusco più facile e più adatto all'estero (ma va benissimo anche da noi). Solo che all'estero non possono chiamarlo Assolo, perché ricorda troppo "asshole". E allora lo hanno chiamato Solo (io aggiungerei Han Solo, come Harrison Ford in Guerre Stellari).
La famiglia Medici mi ha infine elencato le differenze tra i vari Lambrusco: il Salamino è il più pregiato, il Maestri il meno nobile. Il Marani spicca in acidità (ecco perché va bene spumantizzato), l'Ancellotta dona appunto non solo colore ma anche rotondità. Il Montericco, più raro, è il lambrusco di collina: di pregio. Il Grasparossa è il più fruttato e dolcino. Infine il Malbo Gentile, non un lambrusco "puro" ma comunque un vitigno usato quasi sempre in abbinamento al Lambrusco, per donare struttura e colore. Secondo Medici, lo si potrebbe anche azzardare in purezza, "è un vitigno sottovalutato".
E' stata una splendida giornata (nonostante i sepolcri imbiancati e i polli di allevamento del Pd), ringrazio nuovamente tutti.
A domani.