Qualche giorno fa sono tornato alla mitica Taverna Pane e Vino di Cortona. Con alcuni amici ho aperto alcuni vini naturali che ho trovato meritevoli, di cui vi parlo adesso.
Etna 2006 Contadino, Frank Cornelissen ***+. Un vino etneo "vero", smisuratamente vulcanico. Oltremodo minerale, all'olfatto e al gusto. Grande sapidità e freschezza. Un po' torbido, piccoli sedimenti. Buona lunghezza, grande personalità. L'unico vezzo è il vetro trasparente e l'etichetta spartana della bottiglia. Il vigneron (danese, mi pare) eccelle nei bianchi. Buon prezzo (sui 14 euro al ristorante). Perfetto per capire cosa sono i vini rossi etnei, anche se non piacerà a tutti. Pecca un po' in eleganza, ma immagino sia voluto.
Aglianico d'Irpinia Le Fole 2004, Cantina Giardino ***++. Altro gran vino dal buonissimo rapporto qualità/prezzo (pensate, 5 euro franco cantina, poco più di 10 al ristorante). Un Taurasi vero, anche questo vulcanico. Di buona eleganza e grande personalità, con lieviti indigeni, non filtrato. Rosso inchiostro, come da vitigno, fresco e di giusto frutto ma con note di liquirizia e una perfetta corrispondenza olfatto/gusto. E' il vino base di un'azienda da scoprire.
Merlot 2004 La Biancara ***++. Adoro i vini naturali di Angiolino Maule, anzitutto la garganega (anche senza solforosa) e il Recioto. Adoro un po' meno, in genere, i merlot, ma solo perché quasi tutti lo seppelliscono con la vaniglia delle barrique ipertostate e malamente usate. Questo Merlot è come deve essere: la giusta morbidezza, la freschezza non sopita, la bella eleganza naturale del vitigno. Continuo ad avere un debole particolare più per i suoi vini, ma anche qui Maule firma uno dei migliori Merlot del Veneto. Col prezzo si sale, poco sotto i 30 euro al ristorante.
Gattinara 2001, Antoniolo ****. Ecco una Docg sottovalutata, il Gattinara, cioè il Nebbiolo meno noto, quello dell'Alto Piemonte. Qui il nebbiolo è più acido e ferroso, per questo lo si ingentilisce minimamente con vitigni autoctoni (croatina e simili). Antoniolo è il miglior produttore di Gattinara insieme a Travignoli (quest'ultimo facilmente riconoscibile per la bottiglia "strana", quasi rettangolare, e per una idea appena appena più "moderna" di vino - ma provatelo, è grandioso). Ho amato questa 2001 per la complessità olfattiva, la persistenza, l'eleganza e questa acidità strepitosa che ingentiliva il tutto e tanto aveva ancora da dare. Applausi.
Altri vini degustati in queste feste.
Dolcetto di Dogliani Barturot 2005, Ca' Viola ***++. Tante volte ne ho parlato, è uno dei Dolcetto che preferisco. Felicemente furbo, lo definirei. L'ho aperto troppo presto, aveva ancora da dare e l'annata non era sontuosa come la 2004, ma non tradisce mai.
Barbaresco 1994, Fiorenzo Nada ****+. Spettacolo puro. Una lontana annata di Rombone trovata in una enoteca di Castiglione della Pescaia. Complessa al naso, persistente ed elegante, freschezza intatta. Emozionante, di grande personalità. E non era neanche un'annata particolarmente felice. Le bottiglie di Fiorenzo Nada mi piacciono molto, questa mi ha proprio soddisfatto.
Morellino di Scansano 2005 Capatosta, Poggio Argentiera ***. Per molti il miglior Morellino di Scansano. Probabilmente è così. Anche in questo caso, potevo aspettare un po'. Bottiglia ben fatta, pregevole, appagante, ma poco "vera". Il sangiovese che ti aspetti se viene da Scansano: gentile, accomodante, poco coraggioso. Ma è la classica bottiglia da comprare se volete fare un figurone con commensali poco smaliziati.
Vignanova 2003, Paterna. ***++. Anche di questa bottiglia ne ho parlato spesso. Senz'altro il miglior sangiovese aretino (poi viene Mannucci Droandi). E questa annata, pure difficile, venne particolarmente ispirata (non lo dico per i 3 bicchieri). Ottimo rapporto qualità/prezzzo (si trova sui 20 euro al ristorante). Bravi.
Barolo 2001 Vigna Rionda, Oddero. ****+. A un passo dal Paradiso, ne avevo bevuto una bottiglia il Natale scorso e adesso è ovviamente migliorato. Un vino-capolavoro, nato da una delle vigne migliori di una terra da benedire (provare per credere anche il più esplicito Vigna Rionda di Massolino). Tra 2-3 anni sarà apoteosi, per ora è un incanto assoluto.
Con questo post vi saluto fino al 6 gennaio, vado a godermi un po' di Spagna del Nord, sperando di trovare qualche rosso (ma pure bianco o rosato) della Rioja che si sia salvato dall'overdose di barrique.
Un abbraccio e auguri, a.
Venerdì scorso, con alcuni amici, ho stappato 3 bottiglie di vino. La prima, un Pinot Nero valdostano, si è rivelata come previsto la più normale. L'etichetta era
Le altre 2 bottiglie mi hanno pienamente convinto. Entrambe erano al massimo della forma. Una era l'Aglianico del Vulture Canneto 2000 di D'Angelo, davvero portentoso all'olfatto e al gusto. Balsamico, tostato, erbaceo, ma anche un grande frutto al naso e un finale “animale”, sanguigno; giustamente corposo, lungo, equilibrato, elegante. La mia valutazione è di ****.
Ed è un **** anche l'altro vino, una delle mie Barbera preferite. Parlo della Barbera d'Asti Superiore Barslina, annata 2000, di Ezio e Renato Trinchero. All’olfatto ha complessità rara di erbe e spezie, anice, tabacco, frutta e fiori rossi appassiti. L’alcolicità è ben dosata, l’acidità del vitigno pienamente rispettata e ulteriormente abbellita da grande sapidità. Tannini gentili, morbidezza giusta, elegante e lungo, con finale avvolgente ma per nulla ruffiano. Una Barbera paradigmatica. A un prezzo quasi irrisorio (sulle 15 euro).
Provatela, provateli.
Ecco un Dolcetto da provare: il Sorì Bricco Maiolica Superiore. Un Dolcetto di Diano d'Alba, piccola e preziosissima enclave di Dolcetto, sopra Alba, dove opera anche l'ottimo Claudio Alario.
Bricco Maiolica, di Angelo e Beppe Accomo, è una delle aziende che meglio interpretano il Dolcetto di Diano d'Alba. Ho degustato ieri con Linda il Superiore 2006. La mia valutazione è di ***++.
Ottimo Dolcetto. Soprattutto personale, quasi nevrile (eeeh?).
Non puoi non riconoscerlo, è un Dolcetto "sale e pepe", nel senso di un'accentuata sapidità e di una palese "pepatura", sia all'olfatto che come aroma di bocca. Davvero curioso, di gran personalità. Per il resto, ha quel frutto-e-polpa (rossa, of course) che il Dolcetto deve avere, unito a serbevolezza e morbidezza data dal vitigno (non dalle tecniche di affinamento). Corpo non comune per un Dolcetto ambizioso, elegante, di buona persistenza.
Di diritto e d'acchito tra i miei preferiti.