Qualche settimana fa, all'Enoteca di Castiglion della Pescaia, ho comprato - su consiglio del proprietario - una bottiglia di Doc Montecucco. Sangiovese grossetano in purezza. Mi era stato presentato come un sangiovese vero.
Parlo del Rosso della Porticcia Riserva 2004 Casale Pozzuolo. L'azienda si trova a Cinigiano (Grosseto), la vigna era di proprietà dei Piccolomini già nel Cinquecento.
Ho degustato con attenzione il vino e la mia valutazione non è positiva: *++. Concordano con me anche la mia co-degustatrice Linda e gli amici presenti (non vuol dire nulla, ma è per contestualizzare l'assaggio).
Le mie aspettative non hanno trovato corrispondenza con le sensazioni gusto-olfattive. Si tratta a mio avviso di un sangiovese dolce come un Big Bubble, sbicentrato verso le morbidezze, senza grazia. Certo non invoglia al secondo bicchiere. Vaniglia e legno a go-gò. Troppo denso, troppo succoso. Non ci sento dentro il sangiovese "vero" che vorrei.
Essendomi stato consigliato dal proprietario dell'enoteca, significa che è una bottiglia con un suo mercato e la sua fetta di estimatori. In rete esistono anche recensioni più lusinghiere. Motivo in più perché anche voi mi diciate la vostra.
Il prezzo, per chi fosse interessato (anche per smentirmi), è in enoteca di 18 euro.
Dopo questa recensione, non esattamente gradita dai diretti interessati, ho avuto un civile confronto con l'ufficio stampa dell'azienda e con il produttore, che mi dicono essere giovane e realmente motivato. Non ne ho alcun dubbio, anzi in bocca al lupo.
Mi riprometto di assaggiare la bottiglia, magari direttamente in azienda.
Decisamente più gradevole la degustazione di uno Champagne rosato, il Deutz Rosè Brut 2004 (***+). Gli Champagne rosati sono sempre una diminutio, ma questo aveva profumi e note gusto-olfattive come si deve. L'ho bevuto con una fonduta di pesce: felicissimo abbinamento.
Questo blog viene aggiornato con minore regolarità per la nascita dell'altro mio blog, quello multitematico su La Stampa, dove in queste due settimane ho tenuto un Diario tennistico sugli Australian Open.
Ci sono poi gli impegni televisivi, dovete capirmi: quando ti trovi alle 8 di mattina a La7 con Daniela Santanché, non è mai una esperienza indolore.
Mi piace segnalarvi poi un mio saggetto, dedicato alla fenomenologia di Fabio Fazio e i "santini del veltronismo", uscito nel nuovo numero di Micromega.
Aggiungo infine (e alfine, come direbbe Gianni Clerici) che in questi due mesi ho criminosamente deciso di mettermi a dieta. Alcolici compresi (ho perso sei chili, lo scrivo con la civetteria dei bischeri). Ne consegue che, di vini da degustare, ne ho un po' meno. Ma ne avrò.
Voi continuate a venirmi a trovare, qui, nel blog Monty Brogan o su Facebook. Elogio dell'invecchiamento non sarà un episodio isolato. E il vino rimarrà un compagno irrinunciabile.
Di seguito alcuni vini recentemente degustati.
Vigna La Gattara Fattoria Rosso Conero 2003 San Lorenzo *** - Un Rosso Conero 2003 come te lo aspetti, corposo e naturalmente concentrato (la maggioranza è il Montepulciano d'Abruzzo, poi piccole parti di sangiovese marchigiano). Fa 30' mesi in legno di rovere francese e 6 in bottiglia. Alla breve non stucca, alla lunga un po' sì. Quattordici gradi, ma l'annata calda è stata ben gestita. Sui 20 euro scarsi in enoteca.
Dolcetto d'Alba 2006 Enzo Boglietti *** - Un Dolcetto base, senza pretese ma corretto, di una (grande) azienda celebre per altre tipologie, su tutte il Barolo.
Dolcetto d'Alba Bricco Bastia 2006 Conterno Fantino ***+ - Vale quanto detto sopra, ma con un surplus di personalità e piacevolezza.
Pinot Nero 2006 Produttori di Caldaro ***+ - Pinot Nero altoatesino giovane e senza troppe ambizioni (sui 17 euro al ristorante), stupisce per serbevolezza e prontezza in relazione alla sua gioventù. Da provare, soprattutto con pietanze non troppo elaborate. Un Pinot Nero "base" riuscito.
Barolo Viglione 2003 *** - Viglione è un Triple A, ma non mi convince mai fino in fondo. Vero, ma mi vengono in mente molte aziende piemontesi (dal prezzo analogo o minore) più efficaci sia nel Barolo che nel Dolcetto. Sui 35 euro al ristorante.
Poggiassai 2001 Chigi Saracini **++ - Superuscans che avevo in cantina da tempo. L'ho provato, per avere la conferma che non è proprio la mia tazza di tè. Adatto solo ai super-novizi o ai super-americanisti.
Ho poi riaperto una bottiglia di Titolo, l'Aglianico del Vulture di Erica Fucci, avendo la conferma che trattasi di uno dei migliori Aglianico della Basilicata. Bottiglia di grandissimo pregio: garanzia.
Qualche mese fa rimasi profondamente deluso da un Montepulciano d'Abruzzo Emidio Pepe 2003 decisamente troppo vero.
Ogni tanto è bello avere la smentita. Mi è capitato, pochi giorni fa, di aprire un'altra bottiglia di Pepe, ancora Montepulciano d'Abruzzo, ancora 2003. Voglio essere preciso: era la bottiglia 09044.
Assolutamente strepitosa. Di una personalità, complessità, persistenza ed eleganza rare. Un vino così strepitosa da cavarsela persino con un Cabrales (sorta di Roquefort scagnolo fatto con tre latti diversi - caprino, ovino, vaccino) comprato nel mio viaggio in Cantabria e Asturia.
Avevo comprato la bottiglia alla Enoteca Castiglionese (Castiglione della Pescaia). Costo sui 23 euro, Triple A. Valutazione ****+.
Il problema di Pepe resta la frequenza di bottiglie "sbagliate". Se becchi la bottiglia non giusta al ristorante, è un disastro. Se trovi quella riuscita, è un capolavoro.
In bocca al lupo.
Nel prossimo post valuterò altri vini degustati in questi giorni.
L'aggiornamento non quotidiano di questo blog, va da sé, è legato agli altri impegni: La Stampa, il blog de La Stampa, tv, un saggio di cui (credo) molto si discuterà, eccetera.
Ma continuerò a seguirlo e a scrivere di vino.
Il mio vino di fine 2008 è stato un Gran Reserva Rioja DO Lopez de Heredia Vina Tondonia 1991, valore in cantina (ad Haro, centro della Rioja) 51 euro. Al ristorante di più. Dell'azienda, consigliatami da Barbara Brandoli di Divino Scrivere, ho degustato anche un Reserva 1999, un Bianco Reserva 1990 e un Rosado Gran Reserva 1997. Come vedete sono vini dal grandissimo invecchiamento, anche tra bianchi e rosati.
La Rioja è la zona enologica più nota di Spagna. Tempranillo il vitigno principe, mentre per il rosato si suole usare la Garnacha (la granaccia e cannonau italiana). In misura minore, Graciano e Mazuela. Tra i bianchi, Malvasia de Rioja, Garnacha Blanca e Viura (chiamato anche Mazuelo).
Le zone più vocate, all'interno di una regione piccola come il Molise ma con più vigneti del Piemonte, sono la Rioja Alta e quella Alavesa.
La loro caratteristica risiede nel lunghissimo invecchiamento in barrique, spesso (ahi) americane e oltremodo tostate. Trovare un Rioja che non sia vino di Pinocchio è quantomai raro.
Lopez de Heredia è uno dei produttori più eleganti e stilizzati. Per notare il cambio di marcia devi provare proprio il Gran Reserva, denominazione usata solo per le grandissime annate. Il vino era complesso, persistente, di grande acidità e sapidita. Ottima beva, bella personalità, un **** pieno. Notevole anche il Reserva 1999, solo meno complesso a livello olfattivo, ma di eguale beva e splendida eleganza (***++).
La cifra di questi vini è bizzarra: da un lato un'acidità quasi eccessiva nonostante barrique e anni di affinamento, che sfiora l'asprigno. Dall'altra una complessità olfattiva che, eccezion fatta per i Gran Reserva, non è mai pienamente convincente. Non si va oltre la speziatura/tostatura e le note rosse.
Da provare il Rosado, che nonostante gli 11 anni si manteneva fresco e sapido, dal colore quasi "vinsantato" e dalla leggera ossidazione, un *** limitato dai profumi poco intriganti.
Deludente il bianco 1990, sbilanciato (paradossalmente) dalle note oltremodo acide, reso stucchevole dai sentori burrosi (la barrique non ancora smaltita dopo 18 anni...) e da una sgradevole asprezza finale.
Segnalo poi, nella zona della Ribera (Castilla Y Leon e Galizia), l'Albarino - vitigno bianco autoctono - di Santiago Ruiz 2007, fresco e sapido, meritevole di un ***+.
Alla fine però, per la mia breve permanenza, ho avuto la sensazione che i rossi portoghesi del Dao non siano inferiori, e che la Spagna del Nord sia maggiormente fotografata da quella cosa meravigliosa che è la sidra natural asturiana.