Giovedì scorso ho organizzato una bella cena con alcuni amici. Abbiamo degustato, con piacere, quattro bottiglie.
Queste le valutazioni.
Dolcetto Langhe Visadì 2007 Domenico Clerico **++. Un vino-Seppi, nel senso di onesto ma con poco carattere. Un Dolcetto scolastico, senza troppa personalità. Del resto Clerico, grande vigneron di Monforte d’Alba, punta maggiormente su altre bottiglie, su tutte il Barolo Ciabot Mentin Ginestra e il Langhe Rosso Arte (ottimo nell’annata 2006). Dieci euro in enoteca.
Barbaresco Rabaja Cascina Luisin 2004 **++. Parziale delusione per un Barbaresco che nasce in uno dei cru più vocati. L’annata è buona, meno i profumi (confusi, poco delineati) e l’equilibrio tra componenti morbide e dure. Un vino che non sa dove andare a parare. E per un Barbaresco da 30 euro a bottiglia (in enoteca) non è un gran complimento.
Barolo Perno 2003 Cascina Schiavenza. ***++. Confermo le lodi per quest’azienda (e ristorante) di cui ho parlato pochi giorni fa. Il Perno è uno dei cinque Barolo dell’azienda. Dalla stessa vigna esce anche una Barbera semplicemente invidiabile. Il Barolo Perno nell’annata 2004 non è stato prodotto. Tocca “accontentarsi” di questa 2003 che ha come unico difetto la debordanza alcolica, mitigata però da freschezza e sapidità, eleganza e complessità olfattiva. Poco meno di 30 euro in azienda.
Barbera d’Asti Bricco dell’Uccellone 2004 Braida ****+. Bottiglia mitica, è grazie a lei – invenzione del mai troppo compianto Giacomo Bologna – se
Sono andato una prima volta a Cascina Schiavenza, Serralunga d'Alba, un anno fa. Mi piacque molto, ma non provai i loro vini.
Lo scorso autunno, leggendo le guide, mi sono reso conto di avere sbagliato. Tutte erano unanimi nel plaudire con estrema convinzione la loro produzione enologica: 5 tipi di Barolo, 1 Barbera, 1 Nebbiolo e 2 Dolcetto (oltre al Barolo Chinato, l'unico che avevo provato - con gran piacere - nel corso della prima visita).
Il ristorante, anche slowfood, è senz'altro convincente. La Langa che ti aspetti, senza fronzoli.
Non posso che rimandarvi alla recensione fatta dal blog Fritti in pagella. Eravamo insieme durante la cena e sottoscrivo la loro valutazione. Potrei dire che a mio avviso il top della cena sono stati gli antipasti (ottima carne cruda) e gli agnolotti del plin, ma sono dettagli. Trattasi di posto di alto, quando non altissimo, livello. E dai prezzi onesti (né cari, né economici: onesti).
Mi preme invece (perifrasi che non usavo da anni: scusate) parlare dei loro vini. Siamo partiti con il Dolcetto d'Alba di Vughera 07 (il dolcetto di punta) e la Barbera d'Alba Perno 05. Non trascendentale il Dolcetto, profumi non pienamente puliti, poco carattere: **++ (che diventano *** in relazione al rapporto qualità/prezzo, meno di dieci euro alla carta).
Tutt'altro livello la Barbera, forse la sorpresa della serata. E' fresca, elegante, di buona persistenza e gran beva. Merita un ***++.
Dei 5 Barolo in produzione, ne abbiamo provati due. Ho scelto due annate pronte, quando l'azienda non era forse al top degli standard qualitativi, ma degustare adesso il Barolo Broglio 04 (Tre Bicchieri) è un mezzo delitto. Ho quindi optato per il Barolo base e il Barolo Prapò, entrambi annata 2001. Paradossalmente ho gradito maggiormente il base, più "barolo", più classico, davvero convincente per equilibrio e finezza (***++). Il Prapò è il Barolo succoso dell'azienda, e forse questo gli impedisce di essere un educato accompagnatore di pasti. Meglio da solo che col cibo, o forse (anzi sicuramente) necessita di piatti estremamente elaborati. Merita comunque un ***+.
Si parla di Barolo che gravitano tra le 25 e le 30 euro, buon prezzo.
Ho chiuso la mia visita acquistando i 3 Barolo che non ho avuto modo di degustare: il Broglio 04 (appunto), il Bricco Cerretta 04 (mi dicono possente) e il Perno 03 (l'annata 04 non è stata fatta).
Vi farò sapere. Intanto, provate Cascina Schiavenza. Per il cibo e per il vino.
Ho appena passato il weekend in Langa. L'occasione è stata l'invito da parte dell'Alba Film Festival. Al Centro Fondazione Ferrero, ho discusso di Barack Obama, sogni italiani (se ci sono) e sogni americani (e ci sono) con Mario Adinolfi, Francesca Sforza, Gino Ventriglia ed altri.
Ho colto l'occasione per fare la solita scorta di vini e prelibatezze varie. Ho visitato (ovviamente) Flavio Roddolo, saccheggiato la boutique gastronomica di Elio Ratti (ottima per l'assortimento di tome e formaggi piemontesi) e scelto qualche bottiglia presso l'Enoteca Le Torri in via Cavour. Tutti luoghi del gusto di Alba, città che adoro.
Ho provato tre ristoranti. Uno, il Ristorante Savona, non mi ha convinto (era convenzionato con il Festival). Il bar Savona è molto bello, nonché luogo fenogliano; l'hotel Savona, dove alloggiavo, confortevole. Il Ristorante Savona (in pieno centro) mi è parso meno felice. Ne consiglio la recensione a idue amici, Marco Giacosa e Federico Ferrero (sì, quel Ferrero), che sono diventati (anche) enogastrocritici nel bel blog Fritti in pagella.
Ieri sera abbiamo mangiato a Cascina Schiavenza, Serralunga d'Alba. Lo conoscevo, mi era piaciuto e nel frattempo sono cresciuti (molto) anche i vini. A loro dedicherò il prossimo post.
In questo voglio invece segnalarvi Parafada, piccola frazione (ancora) di Serralunga d'Alba. Per due motivi. Il primo è il ristorante slowfood Rosa dei vini, uno dei miei punti fermi della zona, in particolare per il vitello tonnato, gli agnolotti del plin, il tortino di topinambour e acciughe, gli asparagi con la fonduta e una sontuosa (e onesta) carta dei vini.
Con Ferrero, mio sodale, abbiamo aperto per l'occasione una grandissima bottiglia. Un Barolo Parafada 1999 (fatto dai vigneti della zona, appunto) di Massolino. Per molti il loro Vigna Rionda è uno dei 2-3 Barolo più ispirati. Concordo, ma anche il Parafada, di cui abbiamo degustato un'annata 1999 (40 euro alla carta, buon prezzo) non gli è così inferiore. E non lo scrivo per le recensioni, giustamente idolatranti: lo affermo per la pulizia dei profumi, la loro ricchezza, l'eleganza, la persistenza, la gran sapidità, la personalità e un'armonia invidiabile. Grande, grandissima bottiglia.
La mia valutazione è ****+.
Mercoledì ho fatto un reportage a Montespertoli, per La Stampa.
Ho colto l'occasione per acquistare un Chianti Colli Fiorentini Castello di Poppiano Riserva 2005 (Guicciardini): il vanto enologico della zona.
Raramente incontro Chianti lodevoli (ma ce ne sono), e quello dei Colli Fiorentini non è il più celebre (che non vuol dire scadente).
La Riserva 2005, senz'altro giovane, pagata 15 euro all'Enoteca Paolini, nel centro del paese.
E' un Chianti abbastanza facile, d'impostazione moderna. Denso, consistente, con una vena erbacea piacevole. Il profumo è di frutta e fiori, chiaro l'affinamento in botti di rivere all'olfatto e al gusto. Morbidezza cercata e trovata, ma non invadente. Discreta spina dorsale acida. Equilibrato. Fin troppo evidente la spinta alcolica. Forse un po' stancante, meglio al primo che al secondo bicchiere. Un Chianti non da tutto pasto ma con ambizioni da primadonna. Perfetto per piacere agli americani, ma ho senz'altro sentito vini moderni meno risolti.
La mia valutazione è di ***.