La prima bottiglia del nuovo anno deve essere importante, così come l'ultima di quello vecchio.
La mia ultima bottiglia del 2007 è stata un raro Bricco Appiani di Roddolo, annata 1999 (voto ****), con una spalla acida invidiabile, eleganza e quella "terrosità" - quel sottobosco, quella tensione, quella piena adesione al terroir - che sono tipiche di Flavio. Una espressione strepitosa di cabernet sauvignon (in una terra di per sé poco adatta a questo vitigno), con l'unico difetto della esigua produzione (la prima annata, 1996, uscì con mille esemplari, oggi si è appena arrivati a 2000). Qui trovate una esemplificativa degustazione dell'annata 1997 (ne conservo gelosamente una bottiglia) del bel portale Lavinium. Il prezzo franco cantina è quasi "offensivo": meno di 30 euro.
La mia prima bottiglia del 2008 è stato l'Eresia 2003 di Bricco Giubellini. Un vino ancor più introvabile. La prima annata è stata commercializzata con 968 bottiglie e 100 magnum, la 2004 con 1594 bottiglie e 100 magnum. E' il classico taglio piemontese (50% Nebbiolo, 40% Barbera) con un 10% di merlot per dare - immagino - colore e un quid di morbidezza. L'ho scoperto grazie a Maurizio Robaldo, che un anno fa me ne regalò una bottiglia dopo una splendida cena nel suo ristorante di Cravanzana (andateci!).
Bricco Giubellini è la tenuta a Monforte d'Alba di Gigi Garanzini e sua moglie Maria Bianucci. Da anni si sono stabiliti in una splendida casa delle Langhe, immergendosi in una realtà fatta di natura e trattorie, vino e silenzio, paesaggi intatti e storie di partigiani. Per ora producono Barolo ed Eresia, dal 2009 anche Dolcetto (ma la produzione non supererà mai le 5mila bottiglie). Poichè enologi non ci si improvvisa, il lavoro in cantina è demandato a nomi storici di Langa: Claudio Conterno e Guido Fantino, proprietari della (giustamente) rinomata azienda Conterno Fantino.
L'Eresia, un Langhe Rosso Doc, si chiama così per ricollegarsi all'eresia di Càtari: "Nell’Alto Medioevo, intorno all’anno Mille, quando l’Arcivescovo Ariberto d’Intimiano reggeva con mano di ferro la Diocesi e la città di Milano, ed estendeva la sua influenza su buona parte dell’Alta Italia, un gruppo di eretici abitanti un castello Piemontese, detto Monforte, o Monte Forte, scoperti, vennero catturati, portati prigionieri a Milano e ivi arsi" (da I Càtari di Monforte, Domenico Garelli).
Gli "eretici", più o meno mille anni fa, andarono da Monforte a Milano per morire. Oggi, Gigi Garanzini e sua moglie sono andati da Milano a Monforte per vivere. Così recita la controetichetta del loro vino.
Stimo molto Gigi per la sua carriera, la sua coerenza e la sua adesione al passato che non sfocia in uno sterile passatismo. Tutto questo, però, nulla c'entra con la valutazione dei suoi vini. Io e Linda abbiamo degustato l'Eresia 2003 con esigenza e imparzialità. Ebbene, è un gran vino (voto ****). Mi ha colpito la complessità olfattiva, che al di là della frutta sotto spirito "di default" (vista l'annata torrida), era stupendamente arricchita da un delizioso balsamico (menta), da speziature e tostature che denotavano uso "giusto" di legno piccolo (di per sé la barrique NON è un male) e aromi terziari ancora in evoluzione (vaniglia, cioccolato, caffè, tabacco), una leggera nota erbacea (il merlot) e un'amarena rinfrescante. Fresco, morbido, di giusti tannini, pienamente persistente e di grande bevibilità. Fosse per me ne proverei una versione senza merlot, ma sono dettagli: davvero un gran vino. Cercatelo (nel loro sito c'è scritto dove).
Bravi Gigi e Maria. Anche per la dedica a Veronelli.