E' uno dei vini-mito, un Gronchi Rosa dell'enologia italiana: raro, quasi introvabile. Lodatissimo. A ragione.
La mia zona - provincia aretina - ha tre vini universalmente lodati: Syrah Il Bosco D'Alessandro, Galatrona di Petrolo, Caberlot del Carnasciale. Gli ultimi due nascono a Mercatale Valdarno, l'uno (merlot) a un passo dall'altro.
Il Carnasciale ha un unico, grande difetto: il prezzo. Imbottigliato solo in magnum (un litro e mezzo), 2mila bottiglie (tutte numerate), 230 euro l'ultima annata 2004 (la magnum del 1999 vale almeno 300 euro).
Sono andato a visitarla con l'amico Marco Sensitivi de La bottega del vino di Castiglion Fiorentino.
La storia del vino ci è stata raccontata dall'enologo tedesco - da anni trapiantato in Italia - Peter Schilling. "All'inizio degli anni Settanta, l'agronomo Remigio Bordini trovò una pianta "inspiegabile" in una vigna abbandonata nei Colli Euganei. Sembrava cabernet franc, ma non lo era. Sembrava merlot, ma non lo era. Era un incroco naturale, in quella vigna e solo in quella vigna la pianta si era unita da sola. Bordini ne prese un "campione" e la catalogò nel suo Istituto Agrario emiliano, dandogli un nome qualsiasi, tipo L32".
Quell'uva strana è appunto il caberlot. A dargli questo nome Wolf Rogosky, un famoso pubblicitario tedesco, che negli anni Ottanta acquistò il podere del Carnasciale, a pochi chilometri da Montevarchi, 420 metri sopra il livello del mare. "Un giorno andò a cena al Cibreo di Firenze con la moglie Bettina, oggi titolare dell'azienda, e si innamorò di un vino fatto dall'enologo Vittorio Fiore. Volle contattarlo. Al tempo Rogosky aveva solo uliveti. Fiore vide la tenuta. Conosceva Bordini, spesso lavoravano insieme, lo presentò a Rogosky. Bordini gli parlò di quel vitigno strano, su cui nessuno aveva deciso di puntare perché non se ne conosceva produttività, qualità, caratteristiche. Rogosky accettò, sostituì interamente l'uliveto con il primo vigneto (proprio di fronte al podere) e chiamò quell'uva "caberlot", perché in effetti è un po' merlot e un po' cabernet franc, pur con una unicità tutta sua".
La prima annata è del 1988. Oggi sono stati acquistati altri due vigneti, uno a 200 metri dietro il crossdromo e uno in pianura. Il marchio è stato registrato, l'agronomo Bordini ha garantito che non darà la pianta a nessun altro.
Il Caberlot è un vino straordinario, che merita tutti i premi ricevuti (anche quest'anno, per quel che vale, ha ottenuto i Tre Bicchieri, i Cinque Grappoli e la votazione più alta dei vini aretini nella Guida Espresso). La sua qualità eccelsa è anzitutto olfattiva, in un susseguirsi di note speziate e vegetali, tostate, fruttate e floreali: il suo bouquet è praticamente inconfondibile, dal pepe verde al cacao, dal peperone al tiglio, dall'eucalipto al finale mentolato. Vellutato ma non morbidone, un'ottima spalla acida, tannino difficile da addomesticare ma nobile, splendida struttura. Grandissima persistenza.
In cantina abbiamo degustato - direttamente dalle barrique, tutte di primo passaggio - l'annata 2006 dai tre vigneti. Quello più basso e giovane, curiosamente, aveva i profumi più ricchi (anche per via del legno di Vosges, meno invasivo). Il vigneto a 200 metri era più chiuso e più speziato (da legno Allier), ancora più impenetrabile il vino dal primo vigneto (quello da 400 metri, limite massimo per la crescita del caberlot). Il vino in legno Tronçais era ancora più marcato, più tostato.
Degustazioni di questo tpo fanno capire meglio di qualsiasi altra quanto il vino sia sfaccettato, complesso, affascinante. Io e Marco siamo stati anche i primi visitatori a sentire l'annata 2007 di caberlot: il vino all'olfatto era tremendamente ridotto, ma l'assaggio gusto-olfattivo lasciava presagire evoluzioni preziose.
La bottiglia finale - "rigorosamente magnum, il signor Rogosky voleva che fosse un vino da compagnia e sapeva che nella bottiglia grande si sarebbe evoluto in maniera migliore" - di fatto è un blend di questi tre vigneti, sapientemente mixati da Schilling e Fiore.
Da qualche anno è in produzione anche una bottiglia "minore" (si fa per dire, 50 euro), Il Carnasciale, sempre dalle stesse uve e dagli stessi vigneti, ma ritenuta meno nobile dagli enologi: "Ci serve non tanto per avere più clienti, ma per selezionare ulteriormente il Caberlot". Una sorta di bottiglia "ricaduta" (ma degnissima).
La magnum Caberlot - rigorosamente caberlot in purezza, l'azienda non coltiva altri vitigni - sosta 21 mesi in barrique e 18 in bottiglia prima della messa in commercio.
Trovarlo è difficile, acquistarlo è doloroso. Ma che gran vino, diamine.