Stasera, alle 21, sarò alla Biblioteca di Quistello (Mantova) a presentare il libro. Ci sarà anche una piccola degustazione di Lambrusco mantovani. Con me Luciano Bulgarelli, presidente della Cantina Sociale di Quistello, l'azienda che produce quel Gran Rosso del Vicariato di cui molto parlo nel capitolo sul Lambrusco.
Credo, e spero, che sarà un bell'incontro.
Stamani è anche uscita la recensione di Elogio dell'invecchiamento sul Venerdì di Repubblica. L'ha scritta Gianni Mura, firma per me - da sempre - molto importante, al punto da chiedergli la prefazione per Canto del Cigno (tre anni fa), da ricevere dalle sue mani il Premio Sporterme (quattro anni fa) e da citarlo tre volte in Elogio dell'invecchiamento. Alcuni intervistatori mi hanno fatto notare come il mio percorso, ruvidamente riassumibile in "sport-musica-vino", sia comune ad altri giornalisti come lo stesso Mura. Lo prendo come complimento.
La recensione di Gianni, che qui trascrivo (e che metterò nel mio sito, come tutte le altre), è molto bella e affettuosa.
Alla fine del pezzo, Gianni - che, in cuor suo, non mi ha mai "perdonato" il totale abbandono del mondo del calcio - si è poi divertito a darmi una piccola sbertucciata musicale. Ci prendiamo a spallate da anni, lui mi rimprovera di avere gusti "freddi" (Fossati, Jarrett) ed io di avere gusti arcaico-aristotelici (devo ancora perdonargli di avere votato, una volta al Tenco, quella palla di Alessio Lega, altro cantautore lento a uso e consumo - unicamente - della Brigata Lolli). Eravamo d'accordo su Vinicio Capossela, ma anche lì alla fine ci siamo "staccati": lui non ha amato Ovunque proteggi, io sì (è un altro disco di cui parlo in Elogio).
Così, nella recensione, Mura mi rimprovera di avere accostato il Dolcetto di Flavio Roddolo a Keith Jarrett.
Detto che il parallelismo musica-vino è ipersoggettivo, e che molto difficilmente avrò mai i gusti sonori di Mura (ogni volta che gli cito Radiohead e Sigur Ros, mi guarda con indicibile sgomento), devo simpaticamente ricordare a Gianni che non ho MAI detto che il Dolcetto va bevuto con il Dolcetto Roddolo. Parlo di Keith Jarrett, dei suoi Sun Bear Concerts e del Live a Colonia, nel capitolo dedicato (e intitolato) al Barolo, e più in generale internamente al capitolo dico - e ribadisco - che le Langhe (tutte le Langhe, non solo il Dolcetto) mi fanno venire in mente il piano di Jarrett (e pure quello di Gould, tanto per infierire).
Non solo: come scrivo nei ringraziamenti, le musiche di inizio capitolo erano spesso le stesse che ascoltavo mentre scrivevo quei capitoli: per questo le ho citate, quasi a sdebitarmi con loro. Ry Cooder e John Hiatt li ho effettivamente consumati durante la stesura, mentre non riesco ad ascoltare musica italiana mentre scrivo: mi deconcentra.
Se dovessi scegliere una musica adatta al Dolcetto (quale Dolcetto, poi? Il "base"? Il "cru"? Il superiore?), direi una cosa più "leggera" (ma forte): che so, Ivan Graziani, Rino Gaetano, forse anche qualcosa dei Dire Straits.
Detto questo, e soprattutto, grazie Gianni. Non solo per la recensione.
Da Il Venerdì di Repubblica, 7 dicembre 2007.
di Gianni Mura
Andrea Scanzi ha sensibilità, stile, cultura, curiosità. Quanto è bastato per scrivere libri su personaggi dello sport (Villeneuve, Van Basten), della canzone (Fossati) e, ultima fatica, del vino: il vero protagonista di Elogio dell'invecchiamento (Mondadori, pp. 314, euro 15.50) è il vino, dal Pinot Nero all'Aglianico. E' un libro che "va giù bene", se lo paragoniamo a un vino, ma offre al contempo molti spunti di riflessione. Su molte cose, d'accordo. Sugli accostamenti musicali che Scanzi fa alla degustazione di quelli che secondo lui sono i dieci migliori vini italiani, neanche un po'. Keith Jarrett sul Dolcetto di Roddolo? Meglio la tortura.